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Riflessioni: la normalità come non l’avevo mai vista

 

Stavo ragionando sul fatto che sia davvero complicato attribuire al termine “normalità” una definizione ben precisa.

Potrei alzarmi dalla scrivania e andare a cercare nei meandri della mia libreria il mio vecchio dizionario, ma questo farebbe perdere quella poca e catastrofica poeticità al mio discorso.

Sì, perché se è vero che non si può dare al termine “normalità” una definizione universale perché ciò che è normale per me, può essere assurdo per un’altra persona, è anche vero che il significato intrinseco della parola, lo si sviluppa col tempo.

Questa intricata riflessione mi è venuta fuori ancora una volta in riferimento agli uomini.

Ero abituata ad una determinata tipologia di uomo che credevo adatto a me e soprattutto che facevo rientrare nel termine “normalità”.

Quindi per me questa parola, riferita all’ambito sentimentale, significava tutta una serie di cose che potete ritrovare sparse negli altri miei articoli: uomini impazienti, uomini svogliati, uomini che mi trattavano come un’amica, uomini che non si sforzavano nemmeno di apparire migliori dello schifo che facevano, uomini bugiardi, uomini menefreghisti, uomini che con la parola “uomo” avevano e hanno davvero poco a che vedere.

Per me la normalità era essere sempre in sospeso, sempre angosciata, sempre sul filo del rasoio; per me era normale girare per casa con l’umore nero come la pece per poi rallegrarmi magari per un messaggio.

Ed io, che mi credevo una donna estremamente ambiziosa anche su questo ambito, mi sono ritrovata ad oggi a dover riconoscere una scomoda verità: mi accontentavo.

Ma attenzione! Mi accontentavo sì, ma inconsciamente, perché pensavo che questa fosse, per l’appunto, la normalità. Me ne ero talmente convinta da aver paura di tutto ciò che, pur essendo nel mio immaginario bello, non rientrava in questa parola.

Ed ecco che l’idea di farmi offrire una cena e di dover sedere davanti a lui tutta la sera a parlare, mi faceva venire il mal di pancia; l’idea che potesse farmi una sorpresa, mi faceva venire l’ansia.imbarazzo cena

E forse, devo ammetterlo, anche l’idea che potesse tenerci sinceramente mi spaventava un po’.

Vi riconoscete in queste parole? Non vi ricordano un po’ quel vecchio detto che dice che “alle donne piacciono gli stronzi”?

Ecco, io ci credevo davvero, che mi piacessero gli stronzi. Con le mie amiche mi giustificavo dicendo che amavo le sfide e che un uomo di quel tipo, quello che loro con gli occhi sbarrati ai miei racconti etichettavano come “normale”, mi avrebbe annoiata subito.

Poi ho conosciuto qualcuno che ha ribaltato il mio concetto di normalità. Mi ha ascoltata in silenzio, si è interessato a me e mi ha mostrato con naturalezza questa “normalità” di cui avevo così paura. Beh, l’ha esorcizzata.

Sono sopravvissuta alla prima uscita.

E anche alla prima cena.

Non ci sono stati tempi morti e abbiamo parlato tutta la sera.

Non c’è stato nemmeno l’imbarazzo del dover pagare il conto.

Dopo mesi che non succedeva (e, nota bene, mesi fa succedeva per il motivo sbagliato), sono tornata a casa con il sorriso e finalmente rilassata.

Mi sono accorta di essermi emozionata per una serata che, a scriverla nero su bianco, non avrebbe impressionato proprio nessuno.

Sì, perché era NORMALE, una normalissima serata.

E allora, mie care ragazze, ho capito che il mio concetto di normalità andava definitivamente rivisto. Perché magari con lui non andrà, magari la prossima uscita sarà così disastrosa da farmi venire voglia di chiudermi in convento per sempre… Però se non altro avrò capito cosa voglio, cosa cerco e soprattutto cosa merito.

Non è mai troppo tardi per attribuirsi il giusto valore.

Alla prossima settimana!

Deborah

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