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Riflessioni sul rientro al lavoro

Dopo Barbara L. anche Daniela ci racconta il suo rientro in ufficio, il primo distacco “importante” da suo figlio Diego e la volontà di fare la scelta giusta per lui barcamenandosi in una difficile realtà: in Italia non c’è supporto alla famiglia.

Ecco il racconto di Daniela:

Il primo settembre alle 9 in punto è scattata l’ora del rientro al lavoro, in modalità soft, visto che si tratterà di due sole settimane, per poi ritornare a tempo pieno alla vita di mamma, usufruendo del congedo parentale.
Ho scelto questa miniripresa per cominciare a prendere confidenza con la nuova scuola primaria in cui presterò servizio da questo anno scolastico, ma anche e soprattutto per farmi un’idea di come sarebbe stato il distacco dal mio piccolo Diego e delle modalità con cui avverrà da dicembre in poi, quando il rientro al lavoro sarà full time.
In questi giorni Diego è affidato alle cure di mia mamma, nonna Giuliana, che per poter badare al suo nipotino ha chiesto un permesso al lavoro, non essendoci altre “risorse umane” in famiglia che se ne potessero occupare.
Mi piacerebbe raccontarvi di come questi pochi giorni al lavoro stiano radicando in me la convinzione che l’incanto dell’essere mamma e di quel legame indissolubile e soprattutto fisico con il proprio cucciolo sia in realtà una perfezione provvisoria, per dirla alla Carofiglio, per variabili umane e di contesto.
E tutto perché fin dai primi giorni di vita del tuo bebè (ma spesso già da quando lo porti in grembo) sei una mamma obbligata a pensare a chi lo lascerai, perché al lavoro ci devi (fortunatamente) tornare, ma troppo presto e per un numero di ore significativo.
E oltre a vivere con angoscia e senso di abbandono il distacco dal tuo bimbo, mentre i tuoi ormoni stanno faticosamente cercando di ritrovare un equilibrio e l’ipersensibilità ti è ormai peculiare, devi anche, con lucidità e spirito imprenditoriale, far quadrare il bilancio familiare, provvedendo, calcolatrice in mano, a scegliere una soluzione che sia vantaggiosa anche livello economico.
Il nido, viste le rette onerose, è da considerarsi un bene di lusso e il più delle volte rappresenta un’incognita… troverai educatrici competenti e coscienziose che siano in grado di accompagnare tuo figlio nella sua cresciuta emotiva e cognitiva? Sapranno riconoscere la sua unicità, rispettarla e promuoverla?
Lasciare in accudimento il bimbo ai nonni, al giorno d’oggi è arduo. Non tutte le mamme, infatti, sono figlie di genitori che hanno ormai concluso la carriera lavorativa; i tempi delle babypensioni sono lontani e la realtà è che tocca lavorare fino alla soglia dei 70 anni con l’andazzo che c’è in Italia. E poi alcuni nonni non se la sentono di assumersi la responsabilità dell’accudimento, anche se di tempo ne avrebbero, e la defezione in questo caso è particolarmente sofferta per le mamme, convinte che i nonni sarebbero stati entusiasti di occuparsi del nascituro… il boccone è davvero amaro da digerire, ma con esso bisogna fare i conti e aguzzare l’ingegno verso altre soluzioni.
Resta da giocare la carta baby-sitter, sperando di trovarne una come Mary Poppins…
Insomma, su questo terreno accidentato mi sto muovendo faticosamente per cercare di decidermi, una volta per tutte, a definire il piano di affidamento di Diego a partire da dicembre. Sto valutando con mia mamma un suo eventuale abbandono parziale dal lavoro, in modo che si alterni con una baby-sitter di fiducia (ancora mi chiedo dove la troverò, presumo con un passaparola di altre mamme che hanno beneficiato dei servigi della suddetta) nelle cure a Diego durante la mia assenza.
Qualsiasi sia la mia scelta, sono consapevole che niente e nessuno potrà mai sostituire la mia figura nella storia personale di mio figlio e che forse vivrò col senso di colpa per averlo lasciato in mani altrui. Ma siamo donne che lavorano e, con un po’ di fortuna, anche realizzate nel lavoro, e di conseguenza mamme migliori, credo…spero.
Di questi primi giorni al lavoro conserverò il ricordo di Diego che mi saluta dal balcone in braccio alla nonna. Io che mi soffermo sul marciapiede a sventolare la mia mano verso di lui e sento i piedi incollati all’asfalto, non riesco a proseguire, ma prima che cominci a zampillare come una fontana, attirando le occhiatacce dei passanti, distolgo lo sguardo e mi affretto verso la scuola, lì sarò inghiottita da mille cose da fare.
Diego, a casa, continua la sua crescita, immerso nel gioco e nelle coccole di nonna.
 
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Categorized: Mamma & bimbi
La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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