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Il giorno della memoria: Se questo è un uomo, spieghiamolo ai bambini

 

Nel giorno della memoria forse servirebbe solo non ricordare.

Non perchè non sia utile, ma forse, in un mondo che ha capito i propri sbagli, dovrebbe essere l’unico giorno in cui dimenticare l’orrore.

Invece abbiamo bisogno di una calendarizzazione del dolore. Dobbiamo ricordarci quando farlo emergere dalla nostra coscienza. Come una ninfea sprofondata dal peso del tempo che finalmente viene recuperata.
Nel giorno della memoria per le vittime dell’Olocausto, anche noi abbiamo la nostra guida. Una tremenda e struggente guida turistica, dove di suggestivo non c’è nulla. L’ingresso tra i fantasmi dello sterminio nazista a noi lo diede lui. Quell’omino dall’aria buona e dalla scrittura lieve. Così lieve da poterci porgere l’orrore con gli occhi del narratore. Non con quelli di chi quel freddo lo ha provato. Primo Levi.

Primo Levi scrisse il libro simbolo della deportazione. Se questo è un uomo.

Viene narrata la sua vicenda personale, praticamente nata già dal momento in cui fu , nel 1944, ad Auschwitz. Il libro è un vero e proprio viaggio verso la libertà, così come la si può intendere in un campo di concentramento, fino alla sua effettiva realizzazione per la fine della guerra. Levi spiega cosa può essere il valore di un numero tatuato, la selezione dei più deboli per eliminarli. Il sopravvivere con utensili che diventano essenziali come un cucchiaio, o la meraviglia di avere un paio di scarpe ai piedi.

È difficile far passare tutto questo senza un profondo senso di ingiustizia, facendo una analisi lucida del periodo e non odiando a propria volta. Difficile. Se si pensa che nel 1974, nella finale di coppa del mondo Olanda – Germania, un giocatore olandese, Van Hanegem, voleva vendicare vincendo e umiliando i tedeschi la sua più grande ferita. Suo padre e due sorelle uccisi dai nazisti.

L’odio di ritorno è un sentimento facile.

Non per Levi, che provò a capire, a scavare nell’animo umano indulgendo e comprendendo anche la codardia, il voltarsi dall’altra parte, ma ovviamente non perdonandole.
Ha descritto il periodo più buio dell’umanità come fosse il viaggio di Ulisse alle Colonne d’Ercole. Così come provò a spiegare il viaggio di Ulisse ad un suo compagno di camerata.

Ci ha insegnato forse un principio, un assioma. Avere memoria, significa provare a capire. Avere memoria, significa non ripetere. Spezzare il perverso orologio del tempo che passa e propone ricorsi storici. Non reiterare sbagli che costano vite.

Un teorema che non viene rispettato. E basterebbe accendere una Tv per capire. Un autismo di comprotamenti tendente alla distruzione del diverso.
In questo giorno, proviamo a spiegare come un uomo possa odiare un altro suo simile. Proviamo a capire per non far succedere più che un vicino di casa di colpo si trasformi in un nemico per un ordine assurdo.

Questo dovremmo finalmente assimilare insieme alle prime parole che impariamo.

L’essenza è uguale, siamo esseri in grado di apprendere e comprendere. Levi stesso, nella sua infinita capacità di usare parole semplici, rispose pochi mesi prima di morire ad una scolara che chiedeva perchè ci fu l’Olocausto. Era il 1983. La domanda fu: “come hanno potuto essere così cattivi?”. A questa semplice domanda, la piccola ebbe una risposta scritta e spedita per posta. Con queste parole.
“La domanda che mi poni, sulla crudeltà dei tedeschi, ha dato molto filo da torcere agli storici. A mio parere, sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora; ed è ancora più assurdo coinvolgere nell’accusa i tedeschi di oggi. È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato ed applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure, molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva, non solo nei Lager, ma in tutti i territori occupati, e specialmente in Europa Orientale. Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere, anche senza correre eccessivi rischi. La cosa più brutta vista in Lager credo sia proprio la selezione che ho descritta nel libro che conosci.”.

Nel giorno della memoria, proviamo a sperare, facciamone un giorno di speranza. Che diventi memoria vera, perchè ricorderemo cose sempre più lontane e mai più accadute. In un mondo sensato sarebbe così.

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