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Sensi di colpa e delusioni: come evitarli agli adulti che saranno i nostri figli

 

C’è qualcosa in noi che, probabilmente, riconosciamo, ma non abbiamo idea di come abbia avuto origine.

Sto parlando della sensazione di non essere abbastanza, di dover fare qualcosa per gli altri, di non essere capaci di dire di no, di ritrovarsi a fare cose che non si ha voglia di fare, di sentirsi svuotati, stanchi e scarichi, fisicamente ed energeticamente; mi riferisco a quando fai di tutto per gli altri e speri che se ne accorgano, e che ne siano contenti, ed abbiano voglia di tornare da te, sempre più spesso; le infinite volte che non hai ricevuto neppure un “grazie”, e le tue aspettative sono state deluse, e sei stato dato per scontato, e ti sei trovato con un pugno di mosche in mano, malgrado tu abbia fatto così tanto.

Da dove arriva tutto questo? Come mai abbiamo (chi più, chi meno) questa esigenza di “dare, dare, dare ed ancora dare”, senza ricevere quasi nulla in cambio?

Anche questa “cosa” si genera da sé nella prima infanzia (avevi dei dubbi?) e diventa un comportamento automatico, che non sappiamo come smantellare.

Nell’articolo precedente ho parlato di come nell’infanzia si creino tutti gli schemi di base che ci condizioneranno per il resto della vita, ed anche del fatto che, se il bambino si rende conto che i propri genitori sono infelici, e non sono, quindi, in grado di soddisfare le sue esigenze di cura, affetto, contatto ed attenzioni, inizierà a prendersi carico della loro felicità, nel tentativo di dar loro ciò che manca, con la speranza di ricevere, poi, a sua volta, ciò di cui lui stesso ha bisogno.

Il neonato ha bisogno di sentirsi visto, cullato, accarezzato, coccolato, nutrito, toccato: questi sono i bisogni di base del bambino! Se non vengono soddisfatti egli piange e, se la mamma non arriva, inizia a fare qualcos’altro per attirare l’attenzione. Il piccolo ha imparato che l’amore non è gratis, deve fare qualcosa per averlo!

Ecco come si è formato quel meccanismo di cui parlavo all’inizio: se la mamma è disponibile ed in grado di soddisfare le sue necessità tutto procede bene; in caso contrario il bambino farà il possibile per darle ciò che le serve, creando in sé una “gentilezza automatica, meccanica”. Ecco qualche esempio: una mamma depressa va rallegrata, il bimbo cerca di farla sorridere e divertire (e magari diventa un adulto che continua a dire battute); se la mamma è ansiosa il bimbo cerca di farla sentire sicura; se è stanca la aiuta, e così via…tutto questo accade nei primi anni di vita!

C’è una vera e propria inversione di ruoli, il figlio compensa ciò che manca alla mamma per farla tornare nel presente, perché possa essere di nuovo qui ad occuparsi di lui!

Il bambino impara che, così com’è, nessuno lo vuole. Deve fare qualcosa per conquistare l’amore! Da grande cercherà persone che non stanno bene, vorrà aiutare, conquistare, sedurre, affascinare…

Quando trova qualcuno che ha bisogno di lui si sente tranquillo, perché questa è la modalità che conosce. In realtà in qualche modo si sente superiore, lo ha già fatto con la propria mamma fin da piccolo: gli altri sono più bisognosi! Questo “programma automatico” viene riprodotto in tutte le relazioni nella vita adulta.

Spesso, però, si sente sfruttato. Ha le antenne per percepire i bisogni degli altri, ma non sente i propri. Non osa esprimere i propri bisogni, anche quando li sente, perché ha imparato da piccolo che non vengono soddisfatti. Continua ad osservare gli altri per capire cosa dire o fare per soddisfarli. Fa moltissime cose e, se non ha qualcuno di cui occuparsi, si sente vuoto.

Ti dice qualcosa tutto questo? Ti risuona? Hai provato anche tu cosa vuol dire cercare di trattenere le persone in questo modo, o di renderti indispensabile per loro? Finendo sempre insoddisfatto e con la sensazione che tutto questo sia qualcosa di inutile e perverso, che non serve a nulla?

Fin dal primo articolo che ho scritto qui ho ripetuto che il primo dovere di ognuno è creare armonia e serenità dentro di sé, in caso contrario tutte le problematiche irrisolte verranno trasferite ai figli.

La tua felicità è indispensabile per avere figli felici.

Valeria Pisano

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