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“Si può fare”: il film con Claudio Bisio che parla di integrazione dei diversamente abili

Settimana scorsa sono stata invitata a Torino ad una serata di beneficenza organizzata da CasaOz dove è stato proiettato il fim “Si può fare

che narra la nascita delle cooperative sociali nate negli anni 80, per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia, in particolare a quella della cooperativa “Noncello” di Pordenone. Il film è dedicato alle oltre 2.500 cooperative sociali esistenti in Italia e ai 30.000 soci diversamente abili che vi lavorano. Se non l’avete mai visto, vi consiglio di farlo.

Negli anni 80 ero una bimba delle medie, quindi non ho vissuto assolutamente di persona, o anche solo per sentito dire questa problematica enorme. Migliaia di pazienti si sono trovati senza alcun aiuto, dopo la chiusura dei manicomi. Premetto che erano luoghi tremendi, quindi giusto che questo avvenisse, ma come sempre in Italia tutto è ricaduto sulle spalle delle famiglie – se ancora c’erano – per i più fortunati e gli altri… Abbandonati!

È stato solo merito a persone come il personaggio interpretato da Claudio Bisio, ingenue forse, non preparate, che persone affette da problemi psichici abbiano trovato un loro posto nella nostra società. Una società che non ammette che esistano persone diverse, persone che non funzionano al 100%. Tutto questo vale per tutti i diversamente abili. Il mio pensiero e quello di tante altre famiglie è sempre lo stesso: e quando non ci saremo più, cosa accadrà, dove andranno a finire i nostri figli, amici, conoscenti diversamente abili? Quando il pensiero nefasto mi assale, io lo scaccio, lo chiudo in un angolo del mio cuore e faccio finta di niente. Mi terrorizza però il fatto che non via sia integrazione, inclusione. Allora mi butto a capofitto nel lavoro, con l’intento di riuscire costruire un futuro sicuro per mia figlia, anche se so che lei avrà sempre bisogno di aiuto e siccome non amo vivere sperando, scaccio il pensiero nefasto in un angolo recondito del mio cuore.

Elena Muserra De Luca

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Madre, moglie, fashion pr - non sempre in questo ordine - in moto perenne; in effetti sfreccio per tutta Milano sulla mia amata Vespa! Dico sempre la verità e se non la dico la si legge sul mio viso! Amo nuotare, perché mi isolo e rallento un pochino...Il mio motto è: non ragionar di lor, ma guarda e passa!

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