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Speranza: salvatrice o assassina? Non farla trasformare in illusione

Da sempre si dice “la speranza è l’ultima a morire”, frase che va a braccetto con l’altrettanto conosciuta “finché c’è vita c’è speranza”.

Come sapete sono per natura una persona ottimista e, anche per il lavoro che (spero) un domani andrò a fare nell’ambito della riabilitazione psichiatrica è mio compito infondere speranza nel prossimo.

Per farlo, devo crederci davvero.

Sì, non posso bluffare per due motivi: innanzitutto perché faccio parte di quella fortunata categoria di persone che, appena inizia a dire una semi-bugia, spegne il cervello e inizia a sparare frasi a caso che manco Renzi quando prova a parlare inglese, tanto per capirci.

In secondo luogo,  perché sono una persona  estremamente sincera (forse troppo, lo sapete bene voi che mi leggete sempre) e credo più in una verità che ferisce un po’, piuttosto che in una bugia a fin di bene.

Infine perché le persone a cui, per lavoro, andrò ad infondere speranza sono dotate di una sensibilità particolare e molto forte e perciò sarebbe difficile riuscire a “fregarli”, tanto più vista la mia inabilità nel farlo.

Ad ogni modo, nel 90% delle situazioni riesco a trovare un minimo di lato positivo a cui aggrapparmi con le unghie e con i denti e chi me lo fa fare, se non questa cosiddetta “speranza”?

Insomma, io credo sia normale e giustissimo continuare a crederci e continuare a riporre speranza in qualcosa.

Ma cosa succede quando la speranza diventa la tua carnefice?

Quando si realizza che nemmeno la speranza è esente dalla consapevolezza che “il troppo stroppia”?

Sì, perché a volte è proprio la troppa speranza ad essere deleteria per noi, non perché non sia giusto credere in qualcosa, anzi, ma perché “il troppo volere” ci porta a cronicizzarci su qualcosa di insalvabile.

 Una sorta di accanimento terapeutico.

Questo è sicuramente vero in ambito sentimentale, quando ci comportiamo da crocerossine e speriamo di poterlo salvare da qualcosa o qualcuno, ma è vero anche riferito ad un’amicizia a cui forse dovremmo ammettere di aver dato troppa importanza.

La verità è che è difficile essere obiettivi, è difficile accettare la sconfitta quando non c’è proprio più niente da fare ed è ancora più difficile rendersi conto che la nostra speranza è appunto solo una speranza, che non si tramuterà in realtà solo perché lo desideriamo tanto, non accadrà il miracolo, non per tutti, almeno.

È un po’ come quando guardi nel tuo armadio e ti rendi conto che hai tenuto quei jeans che ti stavano a 16 anni, quando pesavi 15 kg di meno ed eri soda e tonica come una Schweppes.

Non dico sia sbagliato sperare di poterci rientrare un giorno, ma credo sia molto più produttivo farsi un esame di realtà e chiedersi se davvero ne valga la pena.

Davvero ha senso dedicare tutte queste energie a cercare di rientrare in quel paio di jeans taglia 38, che magari sono pure fuori moda, quando potresti comprarti un paio di jeans taglia 44, comodi-comodi, di marca, scontati e che ti fanno un sedere da paura?!

Insomma, io credo che essere positivi e speranzosi sia fondamentale nella vita, se non altro per assicurarsi di vivere una vita all’insegna del sorriso e del buonumore, ma se la speranza ci trasforma in persone illuse, allora è il momento di abbandonarla.

Sì, a volte è davvero necessario mollare tutto lì e dirsi che si è fatto il possibile, ché è quello l’importante: aver fatto del proprio meglio.

Chiudete le vostre storie di accanimento terapeutico ed un domani, guardando indietro, non avrete alcun rimpianto perché saprete perfettamente che più di così non avreste potuto fare.

Che magari vi sareste semplicemente rese più ridicole e non avreste comunque ottenuto alcun risultato soddisfacente.

Che magari avreste comunque dovuto chiuderla, alla fine, solo con un frammento di cuore in meno e tanta rabbia in più.

Che magari in quel momento, guardando indietro, non vi sareste dette “io ho comunque fatto del mio meglio”, ma un meno appagante “sono stata una stupida”.

E quindi, care ragazze, abbiate la speranza sempre dalla vostra parte, ma non lasciate mai che vi catalizzi in illusione.

Alla prossima settimana!

Deborah

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