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“Una storia quasi perfetta”: il libro sull’autostima femminile attraverso l’amore passionale

È difficile trovare in Italia, tra le autrici contemporanee, una voce elegante e pulita come quella di Mariapia Veladiano:

è per questo che, fin dalle prime righe del suo nuovo romanzo, “Una storia quasi perfetta”, non si può fare a meno di cogliere la differenza, e trovarsi incantate a scorrere le pagine, rapite da una narrazione mai banale e sempre fluentissima.

La trama, di per sé, non sarebbe nulla di eccezionale. È una storia d’amore, che si articola secondo i più classici dei canoni: l’incontro casuale in un ambito lavorativo, la passione prima negata e poi accolta, lo scoprirsi inermi l’una di fronte all’altro.

Bianca, la protagonista, è una donna eccezionale che si crede ordinaria, come forse capita a troppe: madre single, insegnante di scuola superiore, coltiva il suo talento pittorico più con affettuosa noncuranza che con vera consapevolezza. E, invece, è proprio quel talento, più ancora della sua delicata bellezza e della sua conversazione colta e intelligente, ad attirare l’attenzione di Lui, il grande seduttore, l’uomo d’affari: con una smania di possesso nuva, inedita, Lui si ritroverà ad avere bisogno di averla, di possedere – nel più letterale dei sensi – il prodotto e la produttrice di quell’ingegno straordinario. Se è amore, si tratta di una forma sghemba e contorta di un sentimento che si presuppone ben più nobile. Ed è proprio questa sua natura malsana che condurrà l’intera vicenda verso il suo epilogo straordinario.

Molto presente nel romanzo, come il coro della tragedia greca, anche l’ambiente dell’ufficio di Lui: cassa di risonanza di passato e presente, voce multipla del racconto e spettatore privilegiato all’interno della vicenda. Non solo un ottimo escamotage narrativo, ma anche un esempio per riflettere su quanto anche il più serio degli ambienti lavorativi finisca per rimandarci un’immagine precisa e inaspettata di quello che siamo nelle relazioni interpersonali e affettive.

Il libro di Mariapia Veladiano è una lettura toccante e necessaria se vogliamo riflettere su temi importanti come l’autostima al femminile, la consapevolezza del nostro valore e delle nostre reali potenzialità.

Forse anche noi, come Bianca, tendiamo a dare per scontate le competenze professionali ed artistiche che ci vengono più spontanee, accantonando con un gesto casuale la fatica fatta per migliorarle e portarle avanti: spesso tendiamo a definirci in maniera semplice e sbrigativa, non tanto per falsa modestia quanto per reale ignoranza del nostro potenziale, e, se abbiamo di fronte qualcuno mosso da ambiguità manipolatorie, la cosa può essere distruttiva.

La manipolazione, infatti, è l’altro grande tema di questo libro: la manipolazione emotiva, sentimentale, che vede chi la perpetra giustificarsi in mille modi e sfaccettature, senza mai ammettere, davvero, che alla base c’è un sentimento meschino e banale come l’avidità. Non c’è possibilità di nascondersi: tutti gli elementi del racconto confluiscono con eleganza e rigore, per formare un quadro d’insieme in cui nulla è più equivocabile.

Leggere questo libro ti fa sentire prima più pesante, riflessiva, e poi, grazie ad un finale ottimo – anche se non immediato: io per essere sicura di aver capito bene quello che accadeva sono tornata indietro a rileggere più volte – ti alleggerisce, e ti fa sentire più forte, più potente: proprio come Bianca.

Buona lettura!

XXX

Equilibrista B.

 

 

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