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Suffragio femminile: il voto alle donne in Italia

La storia della concessione del voto alle donne in Italia, raramente viene raccontata nelle nostre aule scolastiche e in quelle universitarie.

E invece, forse più di altri argomenti, il lungo e tortuoso cammino delle donne del nostro paese verso la cittadinanza politica, attraverso il voto, andrebbe raccontata.


Votare, per le donne, ha significato diventare cittadine, non essere più suddite,  incrociare e vivere le decisioni politiche e sociali, non essere messe da parte, far diventare democratica la nostra nazione.
Eppure, ci è voluto molto tempo affinchè le donne arrivassero a questo diritto inalienabile.

Un po’ di storia


Nel pensiero illuminista anche il più democratico tra i filosofi, Rousseau, negava autonomia alle donne, considerate ancelle al servizio dell’uomo,  ingabbiate nel ruolo di mogli, madri ed educatrici dei futuri cittadini, il loro spazio riservato era quello delimitato dalle mura domestiche. Tuttavia, proprio nella Parigi di fine Settecento incontriamo la capostipite del pensiero femminista moderno: Olympe de Gouges, la più nota, se non la sola donna che, al tempo della Rivoluzione, pose il problema della presenza femminile sulla  scena politica, mettendo in crisi le certezze del pensiero maschile illuminista.

Nella vicina Inghilterra, a Londra, nello stesso periodo, Mary Wollstonecraft rivendicava il diritto delle donne a ricevere la stessa educazione degli uomini, perché, sosteneva , è dalla mancanza di un’adeguata formazione che dipende la loro apparente incapacità. Rivendicava anche il loro diritto all’eguaglianza politica e alla rappresentanza, convinta che  “le donne debbano avere dei rappresentanti invece di essere governate arbitrariamente senza alcuna voce in capitolo nelle delibere del governo”.


Queste due donne, donne molto intelligenti, non “congrue” e non sovrapponibili alle idee del loro tempo, furono donne molto sole, soprattutto lasciate sole dalle altre donne. Morirono entrambe prematuramente.
Arrivare al voto per le donne Italiane fu una conquista, una concessione alcuni dissero. Un “premio” dato per la loro partecipazione alla Resistenza.


In Italia, le donne italiane ventunenni e in possesso dei diritti civili e politici, votarono per la prima volta nel corso delle elezioni amministrative del marzo e aprile 1946 e, successivamente, per il celebre referendum monarchia/repubblica il 2 giugno 1946. il voto si rivelava nel suo significato più profondo, consistente più che nella consapevolezza dell’ingresso nella scena politica, nella sensazione di libertà personale provocata dall’atto materiale del votare, che portava con sé, sotto il profilo simbolico, qualcosa di assolutamente nuovo.


I successi normativi però non corrisponderanno  a pari successi nella concreta attuazione dei diritti conquistati.  Per tutto il Novecento, il lungo cammino delle donne verso la parità sarà solcato da questa contraddizione, da grandi conquiste nel riconoscimento dei diritti ma da insuccessi riguardo al loro pieno e concreto esercizio.
L’opinione pubblica, ancora oggi, considera l’uomo il legittimo protagonista della gestione dello Stato. L’assenza delle donne dalle organizzazioni partitiche primarie, priva la candidata alle elezioni di un appoggio morale e politico durante la campagna elettorale, inoltre la campagna elettorale impone un forte impegno fuori casa, non sempre consentito tra gli oneri familiari di una donna.


Esse però partecipano numerose nelle amministrazioni locali, dove prevale un approccio pratico nella gestione del potere statale ed un grosso senso di responsabilità civica.
Si riconosce dunque alle donne un’inclinazione a prendersi cura della comunità, dei problemi del cittadino.
Certamente la presenza della donna in politica apporta quell’approccio del tutto personale, tipico del mondo femminile, prettamente programmatico.  


Determinate nel realizzare gli obiettivi che si prefiggono, le donne sono certamente meno avvezze degli uomini a ricercare spasmodicamente posizioni di potere, nonché all’utilizzazione di quest’ultimo al fine di gratificazioni meramente personali.

Linda Smeraldi

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