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Tema sulla famiglia: le difficoltà di un bambino

Quando ero bambina devo ammettere che il tema sulla famiglia mi terrorizzava. Non perché non sapessi cosa scrivere ma perché non sapevo come affrontare l’argomento.

Mio padre era morto che io ero piccola e quindi ho fatto parte delle elementari vivendo in una famiglia “diversa” da quella dei miei compagni di classe. Non che ci fosse qualcosa di così straordinario ma io ero l’unica nella mia classe che non aveva due genitori. In casa di questo se ne parlava poco: mia madre era reticente, forse per il fatto che mio padre era morto in modo abbastanza repentino dalla scoperta della sua malattia oppure che comunque all’epoca di certe cose con i bambini non si parlava, e la maestra che in pratica al mio rientro in classe non mi aveva mai detto nulla, se non una timida carezza, mi davano un senso di inadeguatezza nell’affrontare questo argomento. Mi ricordo che il mio tema sulla famiglia era stato quasi in bianco, o comunque dal mio punto di vista monco perché alla parola padre avevo scritto solo che non c’era più.

Quando mi sono separata mia figlia aveva circa cinque anni, per cui ha iniziato il suo percorso di studi in una situazione familiare un po’ diversa dalla maggiore parte dei suoi compagni di classe. Alla scuola materna, dove chiaramente non si scrive, avevamo affrontato questo aspetto a voce. Sono convinta che i bambini capiscono tutto quello che gli gira intorno, o meglio captano tutte le sfumature positive o negative che siano, ma a volte non sono in grado di darsi le risposte. E da qui possono iniziare i guai perché a volte i loro pensieri non coincidono con la realtà, non necessariamente sono peggiorativi, a volte sono anche migliori della realtà. Quindi con lei sono stata abbastanza chiara fin dall’inizio circa la nostra situazione familiare e non credo che lei abbia avuto grandi problemi a gestire l’argomento con i compagni.

A scuola non ci sono stati momenti eclatanti con il tema “la mia famiglia” se non il caso di: “Vacanze con la mia famiglia“. Il primo anno il titolo era proprio: Vacanze con la mia famiglia. Quindi, visto che lei non faceva le vacanze con tutti e due i genitori insieme, ha avuto un po’ di problemi ad affrontarlo. Ne abbiamo parlato insieme e abbiamo concordato che avrebbe scritto la verità: prima al mare con la mamma e poi in montagna con il papà.

Gli anni successivi le maestre, forse accorgendosi della gaffè, avevano assegnato un titolo più generico. Tema: le mie vacanze.

Con la mia seconda figlia ereditata i problemi non sono stati tanto a scuola con il tema la mia famiglia, quanto nella vita all’esterno.

Nei temi, un po’ perché lei non è mai stata una gran studiosa e quindi ha sempre vissuto con un approccio del tipo” meno faccio, meglio sto” non ha mai gran parlato della sua famiglia ereditata, o allargata, anche perché le sue maestre forse dopo anni di “Tema: la mia famiglia” non lo hanno assegnato. Forse perché dopo tanti anni non ne potevano più, oppure perché capivano che avrebbero potuto mettere in difficoltà chi aveva problemi a parlarne o viveva una situazione diversa dalla maggiore parte dei compagni.

Io non sono sua madre, né mi sono mai posta come se lo fossi, però ci è capitato soprattutto quando era più piccola di andare in giro insieme per la strada, nei negozi, al cinema. A volte io e lei da sole a volte con l’altra mia figlia.

Non siamo fisicamente uguali anche solo perché io all’epoca ero scura di capelli e lei biondissima di natura, e mia figlia naturale è castana chiara. Eppure molto spesso ci è capitato di essere apostrofate con “la tua mamma”, “sua figlia”, “voi due sorelle”. Ecco questi fatti ci hanno procurato un po’ d’imbarazzo. A tutte e tre. Non perché avessimo qualcosa da nascondere o di cui vergognarci ma perché è la situazione in sé un po’ complessa e quindi non così semplice e immediata da spiegare ad uno sconosciuto: chi è madre di chi, chi è figlia di chi, chi è sorella di chi. Quando ci abbiamo provato abbiamo spesso notato un sorrisino di circostanza da parte dell’altra persona, o non capiva perché non ci spiegavamo bene, noi, o non capiva perché non voleva capire, lei. Quindi: ora lasciamo correre, guardiamo con un sorriso e ce ne andiamo. Tanto noi sappiamo bene come stanno le cose!

Daniela Pellegrini

La redazione

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La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

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