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Tim Howard: vinco la sindrome di Tourette passando dalla porta

Tim Howard è un portiere, un portiere molto bravo, nato il 6 marzo 1979. Talmente bravo da essersi meritato la vetrina degli scorsi mondiali. Ha il record di parate in una stessa partita, ben sedici. Sedici parate determinanti, senza le quali la sua nazionale, gli Usa, avrebbero avuto un passivo ben più pesante contro il Belgio. Ma per Tim, ogni partita è prima di tutto una sfida con se stesso. Portiere dell’Everton, in Inghilterra, Tim è affetto dalla Sindrome di Tourette. Un disordine neurologico che provoca scompensi e tic motori e anche nell’esprimersi.
Per chi conosce dai media e dai comuni mezzi di informazione la Tourette, appare come una malattia che porta a dire delle volgarità e che non fa avere il controllo delle proprie espressioni. Proprio Tim, ha spiegato in merito a parecchi giornali, essendo attivamente impegnato nel far conoscere la sindrome attraverso la sua testimonianza.
Soltanto il 10 per cento degli affetti dalla sindrome ha quel tipo di scompenso, lo stesso Howard ad esempio non l’ha mai avuto. Non ha mai imprecato e non ha mai sparato bestemmioni in campo. Lui ha solo dei tic, molto frequenti e dei movimenti involontari. Ma a Tim succede anche una particolarità strana. “Se l’azione è lontana, ho molti tic e molti movimenti involontari, dipende anche dall’importanza della partita, più è importante, più mi emoziono, ma lascio andare i miei tic, ho imparato a lasciar andare quello che provo”, tuttavia, quando l’azione di gioco si avvicina a lui, quindi in teoria dovrebbe emozionarsi di più, invece assume il controllo, diventa freddo, glaciale. E diventa il gran portiere che è.
Tim Howard cominciò ad avere problemi intorno ai 9 anni. Delle sindromi ossessivo-compulsive. Doveva avere ad esempio i vestiti sempre disposti nello stesso modo, poi una serie di tic, sempre più incontrollabili. In più ogni volta che assumeva il controllo di un tic o di un movimento involontario, ecco che ne spuntava un altro.
La madre vide che però, quando giocava a calcio, diventava tranquillo, era come se mettessero un leone nel suo ambiente naturale dopo averlo tenuto in gabbia.
Tim fece tutte le giovanili, in Usa, poi esordì in campionato, venendo notato dal Manchester United, che lo prese. Credete che questa sia una buona notizia? Abituati al buonismo dei titoli italiani, sentite come fu definito in Inghilterra: Il Mirror: “È vero: il Manchester sta trattando l’acquisto del malato di Tourette”. “Il Manchester vuole l’americano con la malattia neurologica”, il Guardian. “Il Manchester United sta cercando di mettere sotto contratto un portiere disabile”, l’Independent. Altri giornali lo definirono “handicappato” e addirittura “ritardato”. Nemmeno i cori dei tifosi del Manchester erano teneri. Lo prendevano in giro facendo finta di essere balbuzienti e disabili.
“Sembrava volessero tutti la mia rovina”, disse Tim.
Dopo due anni non eccellenti al Manchester, venne preso dall’Everton. Lì le cose cambiarono, giocò molto bene e i tifosi ce l’hanno per idolo tuttora e se lo coccolano. Tim tra l’altro cerca anche di parlare spesso in trasmissioni televisive della sua malattia e si fa intervistare volentieri. Dice addirittura “ora non mi vergogno nemmeno di andare in tv, anzi, lascio andare i miei movimenti, ora mi sembra addirittura figo”.
Anche a noi lo sembra, Tim che tu abbia dimostrato che la Tourette non ha vinto. Magari un giorno qualcuno ti canterà un pezzo di una canzone di un cantante italiano: “ho fatto un patto sai, con le mie emozioni, le lascio vivere e loro non mi fanno fuori.”.

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