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Trovare il coraggio di parlare, dire la propria e disarcionare il potere

Per trovare il coraggio della disapprovazione in questo paese bisogna urlare, disarcionare il potere e sentirsi italiani almeno quanto Calamandrei … chi?

Leggi anche: Donne, urlate e dite la vostra!

E così ci troviamo d’accordo che le mafie sono parte del sistema italia. Oramai i cattivi, ma soprattutto i buoni, si sono arresi alla peggiori delle soluzioni. Un concerto di grazie e garanzie ci accomuna alla peggiori delle società che questa nostra civiltà è riuscita a partorire nei pochi millenni che ci riusciamo a trovare, reperti e fossili, Nessuno escluso. Tutti ci sentiamo pronti  manifestare il nostro dissenso e tutti nel nostro mondo ci sentiamo arresi davanti a comportamenti arroganti e mafiosi… io per primo non ce la faccio più a sopportare tutta questa maleodorante risacca di valori e mi sono giocato un futuro mediocre con la mia vecchia compagna, per non abbassare  mai la testa e rimanere dei sognatori, forse non credevo mi costasse così tanto.

Martiri da sacrificare ci saranno sempre, anzi meglio, si fanno avanti loro, si spingono oltre il limite della decenza oppure si innalzano da soli. Non c’è più il bisogno di farsi/li diventare famosi, fanno tutto loro e poi ci pensa lei, la mafia e la forza, ovviamente, delle armi . Ma poi perché lamentarsi, in fondo è sicuro che mai l’isis o al quaeda compiranno attentati in questo paese e chissà perché poi. Forse non si può dire ufficialmente, ma mamma mafia non lo permette, qui cumanna lei, nicchiuno si può permettere di uccidere gli italiani in italia, solo lei uccide i figli ingrati e spocchiuse intro stu paise.

Se fosse veramente necessario produrre di più (e non meglio), se adesso la natura ci chiedesse Lei stessa di continuare a distruggerla per lasciare spazio alle nostre civiltà predatrici, se la Scienza avesse curato i nostri mali o ci avesse reso liberi dalla fatica fisica e dal dolore della vecchiaia, se tutto questo poter sapere corrispondesse al Sapere, allora potrei credere di sbagliarmi, per l’ennesima volta, ma non è così.

Leggiamo libri su libri,e vediamo film, documentari girati in 4 k, per capire il colore preciso delle piume del colibrì reale dell’isola di Sumatra, ma il nostro vicino qui accanto sta morendo di un male incurabile, un tumore che con tutte quelle ore in fabbrica, se non nei polmoni,  dove si depositavano tutti quegli agenti chimici che maneggiava …. Accanto a lui si stringono gli amici, i parenti e noi, che assistiamo in una forma del tutto civile al suo disintegrarsi.

Altra spina nel fianco, sinistro per la precisione, i film di natale, dove si deridono con ferma convinzione gli Italiani, le loro paure e i loro mille dialetti. Comici che interpretano in modo esemplare i nostri pericolosi paradossi, ridendo e facendoci ridere come se bastasse a passare oltre a questa nostra inadatta e superficiale esistenza. Davanti a questi spettacoli mi sembra di essere ospite in un banchetto dove tutti si tirano il cibo, ridono, urlano e ubriachi poi iniziano a vomitarsi addosso l’uno all’altro, per distrarsi, per allegra convinzione che così è meglio, piuttosto che guardare in faccia la realtà in cui siamo finiti….Beati i ladri di biciclette a questo punto, beato chi cercava, oramai nel passato remoto, di svegliare le coscienze, chi cercava di morire per una vita migliore da condividere e non da avere solo tutto per sé e per la Famiglia.

Quest’avventura si conclude con l’amarezza di non aver fatto sentire, ancora per una volta, la mia voce al di sopra del rumore delle onde. Ancora una volta ho sentito il dovere, in questo blog libero e fraterno, di esprimere la mie discostanti opinioni e con tutta la volontà e la pazienza di voi lettori non sono riuscito a scavalcare la staccionata dell’ipocrisia e del dover civile. Non me la prendo che con me stesso e sono felice però che pochi  o tanti di voi almeno ora, sanno di non essere soli in questo mondo.

(per primi voi, bellissimi maschiacci).

Mario Barbanera

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