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Un prezzo da pagare – il nuovo noir di Enrico Ruggeri

Ci sono gialli che hanno trame affondate nel surreale di atmosfere senza tempo, con motivi quasi nobili e che lasciano decidere con calma al Maigret di turno come accerchiare l’assassino. E costringerlo a confessare.

Poi ci sono gialli ancorati di più alla realtà dei giorni nostri, nella tristezza di metropoli in cui non esistono persone ma soltanto gente. Quella realtà in cui se avviene un delitto, o si comincia ad avere una idea chiara per chi indaga quasi subito, oppure il tutto è destinato a finire nella fossa delle archiviazioni giudiziali.
Questo è il mondo molto più prosaico e vero, più reale e vicino a noi, in cui Enrico Ruggeri ambienta il suo nuovo noir uscito per Mondadori: «un prezzo da pagare».

Non si parla di commissari iper tecnologici, di patologi forensi che in un’ora hanno soluzioni. Ma di un commissariato in cui bisogna fare di necessità virtù. Il commissario Lombardo e i suoi assistenti sono alle prese con un omicidio nel mondo dello spettacolo, una starlette a metà tra il grande fratello e il lancio definitivo nel mondo del nulla cosmico che contorna le giornate televisive. Patricia Calvetti, questo il suo nome d’arte, per arrivare alla fama, lascia anche il fidanzato storico, che non la prende certo benissimo per questa sua metamorfosi.

Uccisa a casa sua da una persona che sembra conosce molto bene. Intorno al suo cadavere, c’è chi ballerà lucrandoci sopra e chi cercherà comunque di capire e di vincere il dolore. Il commissario Lombardo sarà alle prese con interrogatori in cui tutti gli indiziati non hanno un alibi valido, ma alcuni di loro hanno un grottesco volare intorno alla vicenda come avvoltoi. Troveranno un ruolo nella miseria di una vita che dimentica presto, un fan eccessivamente invadente, un manager molto viscido, un uomo d’affari, un cantante la cui sincerità per e contro se stesso e le sue scelte è disarmante e quasi infantile. Non nel senso brutto, ma proprio di chi non ha nulla da nascondere.

Il commissario Lombardo indagherà in una cornice nella quale si troverà non solo a fronteggiare un delitto. Lui poliziotto semplice, con una concezione quasi tranquilla di famiglia, si troverà davanti a tradimenti, donne mozzafiato e arriviste, persone insicure e fragili nel privato ma tigri sulla scena. Un mondo dello spettacolo visto con curiosità ma con il dovuto distacco. Il commissario Lombardo poi, è il tipo di poliziotto con il quale chi è innocente ma sospettato, vorrebbe avere a che fare. Poliziotto calmo e posato, non cerca un colpevole, quello da incastrare comunque, ma il colpevole.
Una polizia che fa tutto quello che può con la passione e l’amore per il mestiere, che per camuffarsi non prende l’auto di servizio, ma quelle private senza rimborso spese.

La scrittura di Enrico Ruggeri è un verismo tratteggiato, un inserimento di finzione narrativa in un contesto che non descrive il mondo e le sue miserie, ma ne traccia di più delle pennellate.
Questo libro di fatto legittima il primo piano del Commissario Lombardo, che nel romanzo precedente «la brutta estate», era stato un attore non protagonista. Ci auguriamo risolva parecchi casi, con l’impegno che un vero poliziotto mette, nonostante le tante difficoltà.

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Il finale lascia sconvolti. Per la sua imprevedibilità, e per il suo essere tristemente vero su quanto può la miseria umana se stretta in un angolo.

Un piccolo post scriptum. Leggetevi bene quello che dice Silvio Zonca, uno dei protagonisti. Potreste avere delle sorprese.

 

Ettore Zanca 

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