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Viaggiare in gravidanza: si può fare con precauzioni e consapevolezza

Viaggiare col pancioneUn test di gravidanza positivo compare pochi giorni prima della partenza verso un viaggio on the road organizzato e sognato da mesi. Il panico iniziale si trasforma in consapevolezza, il viaggio si può fare! Scopriamo insieme l’avventura di Giò e  quali sono le accortezze e i piccoli accorgimenti per godersi una vacanza indimenticabile  con il pancione!

La mia passione per i viaggi è da sempre inesauribile, esperienze di ogni tipo, sempre e solamente fai da te, perché il viaggio comincia nella testa, ecco niente di più vero, ma a luglio 2011 arriva una sorpresa inaspettata: “Ok il test è positivo, sì non c’è dubbio, incinta 3+!”  Era il 10 di luglio e io nell’ordine avevo già organizzato: tre giorni a Parigi a fine mese e un on the road in Florida, con tappa a New York e Washington per i primi di agosto…

Quello che ho provato alla vista del test è stato panico allo stato puro, per la gravidanza penserete voi,… ehm non proprio, quello è arrivato dopo, la domanda che mi martellava in testa era “ma potrò comunque partire?”

Da viaggiatrice a futura mamma in pochi secondi. Bene allora perché non essere una futura mamma viaggiatrice?

Decisi, da persona razionale, che comunque una domanda alla ginecologa andava pur fatta, e quindi le raccontai dei miei progetti di viaggio; ad ogni dettaglio il suo volto assumeva una smorfia sempre più perplessa, quando arrivai a parlare degli Stati Uniti, la cara donnina ormai bianca come il suo camice disse: ”insomma è un viaggio impegnativo, se proprio non ne può fare a meno…ci sono tanti bei posti vicini…”.

Farne a meno? No, non potevo e non ne vedevo il motivo in realtà. “la gravidanza non è una malattia”, si dice, ed io, sonnolenza a parte, mi sentivo benissimo.

Alla ricerca di un parere strettamente medico e non dei consigli della vicina di casa, chiesi “Reali controindicazioni mediche?” “Nessuna; solo prudenza, è incinta”.

La decisione non poteva essere che una: si può fare!   Perchė chi ama viaggiare, amerà farlo ancor di più con i propri figli.

Il primo dei tanti viaggi di Eva è cominciato così, puntino di poche settimane nella pancia della mamma con destinazione Parigi. Devo dire la verità, se non ci fossero state le nausee a tenermi compagnia, non mi sarei nemmeno accorta di essere incinta. Abbiamo camminato, visitato, patito il caldo del mezzogiorno e affrontato più volte al giorno la simpatica salita che dalla fermata della metro ci portava al nostro alberghetto a Montmartre. Sì, perchė non volevo certo perdermi la collina più famosa di Parigi! Ma, a parte la stanchezza del viaggiatore, niente da segnalare. Ammetto di aver portato una scorta di crackers anti-nausea in valigia, ma trattandosi di solo bagaglio a mano, è stata comunque una scorta contenuta. Nessun particolare accorgimento, se non l’assunzione di acido folico e il non mangiare affettato e verdura cruda, ma tanto Parigi non la ricorderemo di certo per la sua superba cucina.

Rientrati con ancora nel naso il profumo che le boulangerie riversavano ad ogni angolo di strada, faccio i prelievi e scopro di essere immune a Toxo e Citomegalovirus, ringrazio l’ultimo viaggio in Malesia, e comincio a preparare i bagagli: un volo Milano-Miami ci attende! Care future mamme, non vi tedierò con i dettagli del mio viaggio, ma proverò a dare qualche consiglio frutto della mia esperienza.

Una cosa fondamentale quando si affronta un viaggio negli Stati Uniti, ma in generale al di fuori della UE, è quello di stipulare un’assicurazione medica che abbia dei massimali molto alti, diciamo dal milione di euro in su, questo perchè la sanità è tanto efficiente quanto costosa. Tremendamente costosa. Una buona polizza permette, in caso di necessità, di avere tutta l’assistenza del caso e questo naturalmente a prescindere dalla gravidanza. Un on the road prevede lunghi spostamenti in auto; inserite qualche sosta in più, per sgranchire le gambe e per fare pipì, negli Stati Uniti i bagni pubblici sono quasi sempre immacolati e dotati di copri water usa e getta. Non fatevi mai mancare una bella scorta di acqua sempre fresca, basta acquistare un frigorifero di polistirolo al primo Walmart che incontrate e ogni mattina riempire i sacchetti gelo alle ice machine gratuite dei motel. Questo permette di avere sempre anche della frutta fresca in auto, lavatela bene sotto l’acqua corrente e niente ammolli con nota marca di disinfettanti, per carità! Il cibo in America non è un problema; l’offerta è ampissima, ognuno sceglierà in base alle proprie abitudini alimentari, questo per dirvi che non esiste solo il classico fast food. Poi, ehm… poi… ecco poi niente altro. Incredibile vero? Eppure tranne il passaporto e l’ESTA aggiornato, in caso di States, non serve nulla di più.

Noi abbiamo fatto una parte di  Florida da Miami passando per Key West, visitando le Everglades, risalendo da Marco Island, Naples, Sanibel, Sarasota, Siesta Key, Clearwater, fino ad arrivare a Tampa, da lì con un volo interno siamo arrivati a New York e, dopo 5 giorni, con un pullman della Megabus siamo scesi a Washington, tappa finale del nostro primo viaggio negli States (si perché poi ne sono seguiti altri due dove Eva è stata protagonista indiscussa).

Il tutto in tre meravigliose settimane. Al rientro dal nostro viaggio, il “tum tum” piu bello del mondo: il cuore di Eva che batteva forte forte. Viaggiare è, per me, un bisogno da soddisfare. In gravidanza, la cosa importante è rispettarsi, ascoltare il proprio corpo, coglierne i segnali; vi renderete conto se state esagerando, il vostro corpo ve lo farà capire e allora modificherete il programma, rallenterete se necessario. Ma state viaggiando! Vi state regalando un’esperienza che vi riempirà gli occhi e il cuore.

Pronte per il prossimo viaggio?

Giò

Categorized: Viaggi
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