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Vita virtuale e vita vera: dove si ferma l’una ed inizia l’altra (video)

Questa riflessione che segue nasce dalla visione (e dalle seguenti lacrimucce!) del nuovo spot di Wind (la compagnia telefonica) dove si vede un ragazzino sui dodici anni che mentre gioca con il tablet riceve un invito dagli amici per giocare a pallone: sceglierà questi ultimi e passerà così un pomeriggio divertente e carico di emozioni, che non avrebbe altrimenti vissuto.

Uno spot che mette a confronto vita virtuale e vita vera, che incoraggia i ragazzi all’utilizzo saggio della tecnologia, che deve avvicinare la gente, non allontanarla…

Ed invece ultimamente si vedono sempre più spesso persone che anziché chiacchierare tra di loro biascicano frasi sbrigative senza neanche alzare lo sguardo dallo smartphone.

Ma ve lo ricordate quando c’era solo il telefono di casa, che se chiacchieravi un po’ di più con l’amica del cuore poi al momento della bolletta eran dolori? E ve lo ricordate quando aspettavamo le 4 del pomeriggio per i cartoni animati su Italia 1, che duravano fino alle 6? E ve le ricordare le carte da Uno, la palla Supersantos, guardia e ladri e nascondino?

Ci crederà mio figlio, quando glielo racconterò, che stavamo un gran bene lo stesso? Certo, avessi avuto Whatsapp ed un cellulare con chiamate gratis illimitate avrei preso meno ramanzine da mia madre al momento che il postino lasciava la bolletta della Sip, avrei guardato la TV all’orario che più preferivo (o che più preferiva mia madre) se avessi avuto a disposizione una manciata di canali che mandano 24/24h solo cartoni, e poi avrei… sì, forse avrei avuto meno ginocchia sbucciate se per giocare non avessi avuto bisogno di scendere in strada, perché mi sarebbe bastato accendere una consolle.

Però mi sarei persa i brividi di adrenalina quando ignoravo il divieto di mia madre di usare il telefono e lo facevo lo stesso non appena lei usciva di casa, sentendomi una sovversiva, fregandomene della minaccia che avrebbe chiesto i tabulati! Scommetto che anche voi avete ricevuto la medesima minaccia…

Mi sarei persa le letterine d’amore… Forse avrei ricevuto un messaggio su Facebook, senza alcuna casellina SI o NO da sbarrare.

Mi sarei persa la bella sensazione di aver finito tutti i compiti ed essere puntuale al mio appuntamento pomeridiano con Creamy e Memole: duravano solo 2 ore, e chi si ferma è perduto! Nessuna replica, nessun’altro canale…

Mi sarei persa pomeriggi con le mie cugine ad inventare balletti sulle note di “Maria” di Ricky Martin, mi sarei persa le liti a Monopoli, mi sarei persa “Ora stu palluni vu tagghiu!“. Mi sarei persa le bolle di sapone, mi sarei persa le macchinine che scendono veloci da una strada ripida e vince chi arriva più lontano, mi sarei persa l’allevamento di formiche che pensavamo di mettere su con i ragazzi del quartiere (perché poi?)

Ecco, vorrei che ci fosse un equilibrio nella vita di Dario, in questo senso. Vorrei che prendesse il meglio dalla tecnologia e che ne facesse uno strumento utile ma non sostitutivo del contatto fisico con le persone, perché un messaggio su Whatsapp è semplice ed immediato, ma parlare con le persone, vederne la reazione, percepirne le emozioni…beh, è tutta un’altra cosa. E quando devi dire le cose importanti non c’è messaggino che tenga. Così come non c’è consolle che tenga davanti all’opportunità di 4 calci ad un pallone: ché le ginocchia poi guariscono e ti lasciano cicatrici che profumano di vita e di esperienze.

Loredana Amodeo

Buzzoole

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