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Vivere all’ombra del marito o essere parte fondamentale del suo successo?

L’altra sera mi è venuta la malsana idea di guardare il film sulla vita di Steve Jobs.

Dico così perché, da ignorante in materia e da persona che gli è grata solo per avermi donato un telefono che mi permetta di fare qualunque cosa con un dispendio minimo di energie e tempo (e che sia, soprattutto, a prova di ritardata tecnologica), l’ho trovato di una noia disarmante.

Tuttavia, scrivo questo pezzo non per lamentarmi del regista o per commentare in modo poco professionale un campo che non mi compete (comunque che il film avrebbe delle valide chance per aiutare chi soffre di insonnia posso dirlo, no? No, non lo dico), ma perché vorrei focalizzarmi su una figura che, nel film, definire marginale è riduttivo: la moglie di Steve Jobs.

E’ talmente marginale che non compare mai.

Voci dicono sia perché la signora litigò con il regista (posso lanciare l’hashtag #IoStoConLaSignoraJobs?) per l’impostazione del film, perché riteneva che descrivesse solo il suo lato peggiore e fosse poco veritiero e, per tale motivo, i due mai si incontrarono.

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Ad ogni modo questo film mi ha dato lo spunto per riflettere sulla figura delle compagne degli uomini che nella vita hanno avuto successo, come Steve Jobs. Ovvio, nessuna di noi (o ben poche, e se volete mandarmi mille euro vi do il numero della PostePay) ha sposato un miliardario ma ho visto e vedo tante donne che sono state compagne di uomini realizzati, i più in campo lavorativo, e vederle vivere all’ombra di essi non è tanto inusuale.

Soldi, agiatezza, cene con i colleghi e altre cose piacevoli, ma probabilmente anche poco tempo passato insieme e, in alcuni casi, una vita passata all’ombra del marito. Ecco, penso che qui le possibilità siano due: o la donna sta al passo, o diventa innegabilmente la sua ombra. Parlando di questo mi viene in mente una celeberrima frase che dice “dietro ad un grande uomo, sta sempre una grande donna”.

Niente di più triste. “Dietro”, appunto, e non “a fianco”. L’ombra e non una compagna, e trovo che ciò sia concettualmente sbagliato perché qui nessuno è l’ombra di nessuno, non siamo più nel 1700 e i tempi del patriarcato, grazie ad anni ed anni di lotta, stanno lentamente morendo, seppur con fatica.

Tuttavia, sapete che ciò che stranamente mi contraddistingue è un’immancabile voglia di trovare il lato positivo anche nella più tosta e critica delle situazioni e devo ammettere che qui non è stato molto difficile, è bastata spegnere la mia voce polemica, vocina con la quale convivo da sempre e che, per altro, amo alla follia proprio perché quasi tutti la odiano (lancio un altro hashtag #IoStoConLaVocinaPolemicaDiNobodysWife. No, ok, basta, la smetto.)

Comunque. Mi sono focalizzata sul concetto di “soddisfazione” e mi sono resa conto che non è poi così sbagliato che una donna sia parte integrante dei successi del marito. Insomma, è poi così strano se la moglie di un uomo di successo si sente parte della sua soddisfazione personale e ne trae, a sua volta, del giovamento?

Mi sono risposta di no, mi sono detta che, soprattutto in amore, è giusto ricavarne il più possibile. E allora che male c’è ad essere felici per il successo di chi si ama?

Però, alt. La voce polemica era assopita (non ci avrete mai, ah-ah) e mi ha urlato una cosa fondamentale: è giusto essere parte integrante del suo successo, a patto di tenere spazio per i propri. E attenzione, non stiamo parlando necessariamente di successi lavorativi, ma anche del costruirsi e prendersi cura della propria famiglia o, perché no?, di se stesse. Se poi si è soddisfatte anche in campo lavorativo, ben venga!

L’importante è non finire a vivere nell’ombra di nessuno, ché non necessariamente successo e valore sono sinonimi.

Deborah Pacelli

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