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L’arte del volersi bene: imparare ad apprezzarsi

In questi giorni di follia e disagio interiore, misto ad istinto omicida poco controllabile, ho avuto del tempo per pensare a me.

Perché si sa che il miglior modo per non pensare agli altri, soprattutto se il pensiero del prossimo può in qualche modo ferirci o farci venire voglia di diventare degli egoterroristi, è pensare a se stessi e imparare a volersi bene.

E così, il mio cervellino atrofizzato da troppe ore di studio e da tutto il resto ha partorito una riflessione: perché dovremmo amare il prossimo più di noi stessi, tanto da permettergli di ridurci in stracci?

Allora mi sono permessa di pensare che la prima cosa che dovrebbero insegnarci quando iniziamo ad essere coscienti del mondo che ci circonda dovrebbe essere “ama te stesso più di tutti gli altri“.

Sì, più di tutti gli altri perché, non so voi, ma io sono stufata di dover preferire la felicità degli altri alla mia.

Cosa avrebbero gli altri più di me? Perché la loro la felicità dovrebbe essere dovuta e a me no? Perché dovrei preferire una persona che, fondamentalmente, mi è estranea, a me che invece ci sarò sempre per me stessa? Sì, perché riflettendo un attimo, le cose più importanti che ho fatto le ho fatte da sola, non c’era nessuno con me. Al mio esame di maturità c’ero io davanti ai professori a rispondere alle domande, mica il tizio che un domani entrerà nella mia vita (poraccio), no?

Quando stavo male qualche volta c’era qualche amico o qualche amica, ma non sempre, perché non è che i campi “più sicuri”, come le amicizie, siano esenti dalla gente cattiva, eh.

Invece c’ero sempre io.

“E che grande novità, che scoperta, hai vinto un mappamondo!”, penserete voi. E in parte avete anche ragione, non è una grande scoperta, ma penso che a volte le persone non si rendano conto di cosa questo significhi per se stessi.

C’ero quando stavo male e c’ero soprattutto quando prendevo in mano la situazione e decidevo di rialzarmi. C’ero quando finalmente mi guadagnavo qualche soddisfazione, quando mi impegnavo e mi friggevo il cervello per prendere un buon voto a scuola, quando mi guardavo allo specchio e mi facevo schifo e allora decidevo di migliorarmi. Per piacermi di più, per me.

C’ero io, spesso da sola, anche quando mi sembrava di morire di felicità o di tristezza, quando prendevo immancabilmente la strada sbagliata, quando crescevo portandomi dietro qualche errore di troppo e, perché no, anche qualche soddisfazione.

E sapete un’altra cosa? Ci sarò sempre, ci sarò nelle mie più grandi vittorie e nelle mie più terribili sconfitte, ci sarò sempre, dovrò convivere con me stessa per il resto della mia vita.
Ci sarò quando l’ennesimo cretino deciderà di farmi venire un esaurimento nervoso, quando il mio futuro datore di lavoro mi maltratterà (e si troverà la macchina rigata, ciao mitico, vedi di comportarti bene un domani, eh.).

Tutti noi dovremmo renderci conto di quanto sia fondamentale volersi bene e amarsi.

E quindi, ricapitolando, perché dovremmo amare qualcun altro più di quanto si possa amare se stessi, la persona con cui passeremo il resto della nostra vita? Lo chiamate egoismo? Io lo chiamo buonsenso.
Perciò bisogna imparare a bastarsi, bisogna imparare a convivere con se stessi e ad amarsi molto più di quanto si ami il prossimo, ve lo dico io.

Bisogna imparare a piacersi, ma a piacersi davvero e non solo un po’, bisogna essere pazzi di se stessi. Perché, donne, se non lo facciamo noi, chi dovrebbe farlo? (Sì, va bene, a parte nostra madre, che anche con 40 di febbre e il pigiamino di pile ci vede più belle di Belen).

Siamo le uniche in grado di potersi voler bene davvero, per puro istinto di sopravvivenza.

E invece tante volte vedo donne che si odiano, che si schifano, che mettono la felicità altrui davanti al prossimo.
E’ sbagliato, è autodistruttivo ed è innaturale.

Ora, con questo non voglio dire che sia giusto fregarsene totalmente della felicità altrui, andare in giro a mangiare persone, investire vecchiette e rapire bambini perché “tanto io sono più importante”, ma penso che un po’ di sano “egoismo”, se così si può chiamare, non sia solo accettabile, ma proprio necessario. In primis per star bene con noi stessi, che è il primo passo per star bene con il prossimo; e poi anche per vivere bene e crearsi una corazza più resistente.
Questo non vuol dire che una volta accettata questa cosa non incontreremo mai più uno stronzo, ma semplicemente che forse riusciremo a riconoscerlo subito e a volerci salvare.

Sì, perché c’è un’enorme differenza fra essere cattivi e volersi proteggere e forse dovremmo imparare a farla solo per pura necessità, come arma da usare in caso di necessità.
Bisogna imparare a bastarsi perché con noi stessi ci passeremo il resto della vita, tutti gli altri, spesso e volentieri, sono di passaggio.

Alla prossima settimana!

Deborah

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