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Zona di comfort: imparare ad uscirne per rinnovarsi

zona di comfortLa zona di comfort è uno stato in cui una persona si sente a suo agio, nel suo ambiente familiare, dove non necessita di forte controllo perché la situazione è regolata da logiche ormai a lei conosciute e “sempre quelle”.

Non è detto che sia la situazione più favorevole in cui stare. E’ vero che ansia e stress dovrebbero essere fuori da questo status ma se ci pensate bene forse non è sempre così.

Provate infatti a riflettere pensando alla vostra vita professionale o a quella personale.

Forse che lavorare sempre nello stesso ambiente, con regole ormai dettate dall’abitudine ma che voi non riconoscete come le vostre, oppure vivere una relazione amorosa che non vi soddisfa a pieno, non sono situazioni portatrici di stress o ansia?

Forse a volte l’abitudine ha preso il sopravvento e quindi vivete la situazione in cui vi trovate con una sensazione di “tanto è così che va” e con un certa dose di sopportazione.  Se riflettete bene a volte però il non mettersi in gioco, il non cercare di rompere schemi già delineati può essere fonte di malessere. Forse è vero che è più semplice adeguarsi, ma una situazione per noi negativa è sottilmente portatrice di ansia e stress.

Spesso non è così semplice comprendere la situazione in cui troviamo, cogliendo tutti i messaggi dall’esterno e dal dentro di noi, e decidere di uscire dalla propria comfort zone. La psicologa Barwich definisce questa situazione come “uno stato comportamentale in cui una persona opera in un posizione di ansia-neutrale”.

Neutrale perché apparentemente ci da la sensazione che la comfort zone in cui viviamo sia quella corretta e giusta per noi, ansia perché comunque nel nostro profondo avvertiamo una sensazione negativa che comunque non fa sentire felici di quello che facciamo.

A volte accettare la situazione corrente, anche se non ci soddisfa pienamente, è l’unica strada che possiamo perseguire perché in quel preciso momento non è possibile apportare dei cambiamenti ed è vero che accettare è un agire perché implica la nostra volontà nel farlo. Ma con coscienza. Allora in questo caso il solo fatto di accettare e mettere in pratica le dinamiche della accettazione è l’azione che possiamo fare. E va bene così.

Ma a volte la pigrizia, la paura del cambiamento fanno si che accettiamo situazioni che in cuore nostro sappiamo che non vanno bene per noi. E allora in questo caso vale la pena incanalare in nostri sforzi fisici e mentali verso una strada più feconda, anche se faticosa, per portare un cambiamento nella nostra vita.

E allora che fare? Da dove partire? Non è certo dicendosi: ora cambio tutto, ora vado in ufficio e mi licenzio, ora dico a mio marito che mi voglio separare. Questi sono punti di arrivo, se si vuole, che possiamo esprimere e mettere in atto dopo una verifica dei nostri reali desideri e un’attenta analisi di come vogliamo raggiugere passo dopo passo la nuova strada.

Se invece “urlate al mondo” senza una giusta pianificazione nei modi e nei tempi rischiano di restare solo un grido di allarme, una dichiarazione fine a sé stessa che, se non accompagnati da fatti concreti ci possono fare sprofondare in uno stato ancora più ansioso di prima.

Quindi ben vengano queste grida d’allarme ma lavoriamo per gradi. Per cui, prima di tutto chiediamoci:

  • Come ci vogliamo sentire nella nostra vita?
  • Cosa ci piace e ci fa sentire bene?
  • Quale sarebbe la direzione giusta?

E quindi immaginiamoci come sarebbe la nostra vita ideale, scrivendone almeno tre pagine sul nostro di quaderno preferito.

La strada è chiaramente lunga e a volte tortuosa. Quindi torniamo con “i piedi per terra” e, sempre quaderno alla mano, iniziamo con un piccolo esercizio: tutte le mattine scriviamo l’elenco delle 10 azioni buone che vogliamo fare a noi stessi quel giorno.

Per farvi alcuni esempi: l’acquisto di un nuovo capo di abbigliamento, il cambio di taglio di capelli che ci fa sentire più belle, la colazione non al solito bar ma in quello dove il cappuccino è più schiumoso, il pranzo con l’amica che non vediamo da tempo per fare due chiacchiere vere, il cambio di strada per andare in ufficio…

E così piano piano sperimentiamo alcune strade nuove sempre più ardue e difficili, sempre più lontane dalla nostra comfort zone. E vedremo che un primo senso di liberazione interiore sarà in atto. Un preludio per un nuovo buongiorno a noi stesse.

Daniela Pellegrini

Leggi anche: DONNE, RUGGITE E DITE LA VOSTRA!

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