Bambini ed ultimo dell'anno Montessori

Non so voi, ma io associo al Capodanno l’aggettivo “giovane” e magari anche “single”, perché nel mio immaginario, di tutte le feste che si susseguono fra dicembre e gennaio, questa è quella più apprezzata da loro.

“Loro” che fino a qualche tempo fa ero anche io e infatti ho dei bei ricordi di Capodanni trascorsi con gli amici a ballare (una delle poche occasioni in cui mi lasciavo andare…), a battere i denti per il freddo grazie ad un abbigliamento poco consono alle temperature invernali e a bere qualche bicchiere di spumante in più, sia per brindare all’anno nuovo, che per scaldarmi un po’ (un cappotto no? Nooo…).

Eppure conservo anche bellissimi ricordi dei Capodanni trascorsi in famiglia quando ero bambina: si cenava dagli zii che avevano la sala da pranzo grande con il caminetto, si raccontavano aneddoti divertenti, si giocava con i cugini attorno al fuoco mentre si attendeva con ansia il momento del conto alla rovescia in TV per essere certi di brindare tutti assieme al momento giusto. Noi ‘piccoli’ avevamo già fatto scorta di ‘miccette’, ‘fontane’, ‘stelle di natale’ (quei bastoncini scintillosi che sono tanto belli quanto puzzolenti e che mi chiedevo sempre perché non potessimo usare quelli della saldatrice di papà invece…) e, se andava bene, qualche petardo un po’ più rumoroso (beata innocenza… oggi i petardi li eviterei proprio!) così che dopo aver frettolosamente fatto gli auguri a tutti i familiari –zac!- eravamo già tutti fuori pronti a dare il via allo spettacolo pirotecnico homemade. Un paio di volte ci sorprese anche la neve: i suoi fiocchi silenziosi quasi a volerci rimproverare di tutto quel baccano… Sembrano momenti così lontani nella memoria.

Mi rendo conto che forse associo il Capodanno più alla gioventù che alla famiglia perché in realtà da tanti (troppi?) anni ormai, a casa mia non si festeggia più tutti assieme come si faceva quando ero bambina, probabilmente perché ora toccherebbe alla mia generazione organizzare qualcosa ed essendosi ridotte le famiglie, le dimensioni delle case e forse un po’ anche le relazioni, sembrerebbe quasi una forzatura. Che tristezza però!

Qualche temerario sceglie ancora le piazze, ma se una volta anche nei paesi più piccoli i centri erano gremiti di persone in festa, negli ultimi anni nonostante il clima sia decisamente più favorevole, pochi si avventurano fuori casa o al massimo escono a mangiare una pizza (cenone anyone? Fuori budget mi sa…).

Ora che ho un bambino piccolo e molti coetanei hanno anch’essi famiglia, mi rendo conto che spesso il dilemma sul da farsi nasca proprio dai figli: ci si chiede cosa fare con loro, se e come portarli con sé o lasciarli dai nonni, se metterli nel passeggino, tenerli in fascia o parcheggiare a due passi così da poter prendere l’auto e farli addormentare lì se necessario. Insomma, forse forse stiamo rendendo la cosa più complicata di quel che é. Sono dell’idea che ci sia un tempo per ogni cosa e per come la vedo io, si può anche accantonare (per qualche anno eh..!) la festa nel locale più vivace del circondario, pur di trascorrere anche San Silvestro con i bambini, anziché lasciarli dai nonni o con la baby sitter. Qualcuno obbietterà: “ma almeno una festa su tante, la vorrei passare come dico io! Senza stress/preoccupazioni, ecc..” e, credetemi, vi capisco in pieno perché sono umana anch’io, ma sono anche dell’idea che i bambini siano piccoli solo una volta… una manciata di anni e poi ci ritroveremo ad accompagnarli (se è il nostro turno) fino all’entrata di quel locale dove ad aspettarli saranno gli amici e tireremo mattina non per ballare ma perché saremo in pensiero per loro e non riusciremo a chiudere occhio!

Celebrando assieme anche Capodanno invece, abbiamo l’occasione di creare un ricordo anche in questa occasione e poco importa se per una volta non rispettiamo l’orario della nanna o se il bambino alla fine è troppo stanco e ci fa rientrare prima: pazienza! Vorrà dire che brinderemo con mezz’ora di anticipo e il giorno dopo ci alzeremo presto, mentre il resto del mondo dorme e potremo approfittare per fare una passeggiata nel silenzio che avvolge tutto.  Gli amici, quelli veri, capiranno e forse i bambini porteranno quell’animazione che a volte manca anche nelle migliori compagnie (perché si sa, le situazioni evolvono per tutti e non è detto che anche la cerchia di amici storica sia così spassosa come lo era qualche anno addietro…).

Da un punto di vista educativo poi, trovo brutto escludere i bambini da una ricorrenza come se fossero zavorre. Magari sono troppo piccoli per capirlo, ma magari anche no. E’ meglio rispettare il loro bisogno di dormire o quello di partecipare davvero alla vita familiare?

La Montessori notava già ne “Il segreto dell’infanzia” questo sforzo eccessivo nel far dormire i bambini con queste parole: “(…) Non solo il piccolino di pochi mesi di età, ma anche il bambino che è cresciuto, il bambino di due, tre, quattro anni e più è condannato a dormire oltre il suo bisogno. (…) Io ricordo un bambino di sette anni che mi confidò di non avere mai visto le stelle, perché lo avevano sempre fatto dormire prima che venisse la notte. Egli mi diceva “Vorrei per una notte sola andar in cima a una montagna e sdraiarmi in terra per guardare le stelle”. Molti genitori si vantano di aver così bene abituato i bambini a dormire presto la sera da essere essi sempre liberi di uscire. (…)”, augurandosi infine che l’epoca in cui “l’adulto considerava il bambino come un oggetto che si prende e si trasporta dovunque quando è molto piccolo e che quando è cresciuto deve soltanto obbedire e seguire l’adulto” potesse presto avere fine.”

Insomma, portiamoli con noi, fosse anche per un’ora. Mostriamogli le stelle (magari quelle scintillanti che si tengono in mano, visto che è Capodanno) e non lasciamoli in giro come oggetti ingombranti, ma cogliamo anche questa occasione per divertirci assieme a loro e vedere magari San Silvestro attraverso i loro occhi, che male non fa mai.

Linda