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Caso De Luca e libertà di pensiero

Erri-De-Luca-2LA LIBERTA’ DI PENSIERO E’ ISTIGAZIONE A DELINQUERE O ESPRESSIONE DELLA DEMOCRAZIA?

Recentemente in  Italia  imperversa la polemica sul caso De Luca. Quando si ha istigazione a delinquere?

Quando il pensiero diventa cattivo conduttore di idee e quanto il pensiero, in qualsiasi forma espresso, sia veramente libero da giudizi e censure?

Il caso de Luca, per fortuna si è risolto con una sentenza di assoluzione. Ma forse, non tutti sanno che il sig. De Luca è uno scrittore di spessore oltre che finissimo pensatore di cui l’Italia dovrebbe andare fiera di avergli dato i natali. De Luca, sostenitore del movimento No Tav, è stato rinviato a giudizio per avere dichiarato nel settembre 2013 a due testate giornalistiche che la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione “va sabotata”.

Due gli elementi che hanno supportato l’accusa contro De Luca: 1) il contesto in cui sono state dette 2) la qualità dell’agente, ovvero la personalità e il ruolo di chi le ha proferite.

Il contesto, secondo il pm, «era di violenza». In particolare, nell’anno 2013, secondo il sostituto procuratore ci fu un diverso modus operandi da parte degli estremisti No Tav, i quali oltre a compiere assalti al cantiere, iniziarono anche attacchi notturni esterni, alle ditte, a cose o persone, anche contro i poveri operai, che avevano a che fare con la Tav.  In questo clima, le frasi dichiarate da De Luca agli organi di stampa avrebbero contribuito a fomentare un clima di tensione e di azioni aggressive. Tutto ciò, in considerazione, del peso delle parole di chi le ha proferite. Non uno qualunque, ma uno scrittore di fama notevole. Dunque, secondo l’accusa c’è stata istigazione a delinquere!

Ma andiamo con ordine.

Per istigazione s’intende qualsiasi fatto diretto a suscitare o a rafforzare in altri il proposito criminoso di delinquere o di perpetrare i fatti illeciti indicati. Non appare necessario che tale istigazione sia accolta e che porti dunque alla commissione del fatto, diversamente infatti l’agente risponde del reato commesso. De luca ha espresso la sua contrarietà ad un progetto, che secondo lui non avrebbe avuto senso

L’art. 414 1° co. del codice penale tuttavia rappresenta una deroga al principio generale sancito dall’art. 115 del codice, secondo cui l’istigazione a commettere un reato non è punibile, se non sia accolta e seguita dalla commissione del reato medesimo.

L’eccezione è giustificata dalla minaccia all’ordine pubblico che scaturisce dalla pubblicità del fatto. Inoltre il codice distingue, ai fini della pena, secondo che si tratti di istigazione a commettere delitti o di istigazione a commettere contravvenzioni. L’istigazione, implica un’azione sulla psiche di altre persone per indurle e a compiere determinati fatti, facendo sorgere o rafforzando motivi di impulso, ovvero facendo venir meno o affievolendo motivi inibitori. Non si richiede che l’istigazione sia diretta al pubblico, ossia alla folla, perché il codice ha adottato la formula “ istiga pubblicamente”, deve dunque ritenersi che, quando il fatto sia commesso in presenza di due o più persone, il reato sussista, anche se l’istigazione è rivolta ad una sola persona. Anche l’istigazione indiretta, e cioè dissimulata attraverso scritti o discorsi apparentemente leciti, può integrare gli estremi del reato in esame.  Oggetto dell’istigazione deve essere la commissione di uno o più reati, delitti o contravvenzioni. Deve trattarsi di reati determinati, e cioè di una o più figure criminose oppure di una o più fattispecie criminose concrete. 

Questa dunque la motivazione e il non tanto labile confine tra imputabilità e liceità della condotta.

Perché si consideri consumato il delitto, è sufficiente il fatto dell’istigazione in pubblico, a prescindere dalle conseguenze che ne possono derivare, e cioè dalla commissione o meno dei reati a cui l’istigazione medesima era diretta; il che è espresso dalla legge con l’inciso il solo fatto dell’istigazione. 

Nel caso De Luca, le sue parole, il suo pensiero veicolato attraverso la sua espressione letteraria non era idoneo a ledere né l’ordine pubblico che dunque non ha subito alcun vulnus né erano idonee a suggestionare né in concreto ad istigare alla commissione di alcun delitto.

Forse, il vero reato perpetrato attraverso questa vicenda è la lesione della libertà di pensiero e di espressione che troppo spesso viene imbavagliata dal finto perbenismo che ha ammantato l’Italia negli ultimi quarant’anni.

Quanto questa vicenda debba indurci a riflettere su una opportuna interpretazione delle leggi da parte di coloro i quali amministrano la giustizia, senza rendersi conto che il pensiero, quand’anche espresso da “penne autorevoli” non può e non deve essere imbavagliato, se si vuole che il concetto di democrazia abbia piena attuazione.

Quanto invece vogliamo tornare indietro di secoli e restituire al codice un respiro inquisitorio e renderlo strumento di menti retrograde ee bigotte che vogliono racchiudere in ristretti spazi la libertà e le conquiste di un Paese che poggia le sue fondamenta costituzionali sul principio di democrazia.

Avv. Alessandra

Categorized: Legge
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