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Ricorrenza dei morti 2 novembre e Ognissanti 2015 in famiglia

ricorrenza dei morti e OgnissantiTutto si tinge di arancione. Cappelli da strega e dentiere mostruose fanno capolino sugli scaffali dei negozi. Si portano a casa zucche del tipo non commestibile per il piacere di intagliarle e ricavarne lanterne. Il ‘carnevale’ dei nordici in versione paurosa ha ormai preso il sopravvento da qualche anno sulle tradizioni italiane, nonostante le proteste di chi, a chiamare il 31 ottobre festa di Halloween, proprio non ci sta.

A prescindere dal fatto che, in molte zone d’Italia ad esempio, i rituali di questo periodo erano spesso incredibilmente simili a quelli ora riportati in auge dalle celebrazioni dei paesi anglofoni (in Friuli ad esempio, c’era proprio l’usanza di intagliare le zucche per illuminare la via ai defunti), credo si possa approfittare di questo periodo per riflettere come famiglia sul vero significato di queste ricorrenze e confrontarsi su temi spesso volentieri evitati, come quello della morte e della ciclicità della vita.

 ricorrenza dei morti e Ognissanti calendarioUn buon punto di partenza per presentare il tema ai bambini potrebbe essere il calendario che i più volonterosi possono farsi da sé (Pinterest è una miniera di idee, come sempre). Anche utilizzando quello di casa però, si possono scovare immagini o simboli pertinenti il mese o la stagione in corso da raccogliere e/o incollarci su man mano che si va avanti. Da qui si può iniziare a parlare con i propri figli dei cambiamenti che avvengono sulla natura e sull’uomo con il passare del tempo. Si può ad esempio osservare come, mentre l’albero perde le sue foglie per poi ricoprirsene nuovamente l’anno successivo, all’uomo questo non è concesso: alla vecchiaia non segue una nuova nascita e una nuova giovinezza, ma il ciclo della vita si compie attraverso il ricambio generazionale.

Con i bambini più grandi, il lavoro di ricerca si fa ancora più approfondito: si può proporre loro di elencare tutti i cicli che vengono loro in mente guardandosi attorno e rispondendo alla domanda “come si trasforma, cosa succede quando finisce?”. Con le bambine il discorso può incentrarsi anche sulla loro stessa ciclicità, la comparsa delle mestruazioni, il momento in cui si interromperanno se diventeranno madri (si può comparare questo momento alla stagione estiva, quella portatrice dei frutti), fino al momento in cui si fermeranno e l’energia femminile prenderà altre forme.

Si potrà poi proseguire spiegando che in questo periodo dell’anno, qui dove viviamo noi, da secoli ormai si celebra la fine del ciclo di vita dell’uomo, in concomitanza dell’autunno forse proprio per sedimentare meglio, grazie ad un forte simbolismo, questo momento nella coscienza delle persone. Amo molto i piccoli rituali domestici, che possono affiancare o sostituire quelli religiosi. Un esempio potrebbe essere di tirar fuori dagli album le foto dei nostri defunti ed esporle per qualche giorno su una mensolina magari adornata di piccoli tesori autunnali. Alla sera, anziché accendere la Tv, si potrebbe stare assieme e raccontare aneddoti riguardanti una di queste persone. Ne escono racconti simpatici, altri un po’ più malinconici ma contribuiscono a far sentire i vostri figli ‘radicati’ e a ravvivarne in loro la memoria.

Parlando dei propri cari che non ci sono più, si trasmette anche ai bambini la naturalità di questo passaggio e si può magari far loro comprendere come, tutti i simboli ‘paurosi’ legati a questa ricorrenza, siano semplicemente i mezzi attraverso i quali l’uomo ha cercato di ‘metabolizzare’ la fine della vita. Sarebbe bello poter trasmettere ai bambini la serenità data dalla consapevolezza che ad ogni fine, corrisponde un nuovo inizio, una rinascita e questo vale anche per tante situazioni che ci troviamo ad affrontare nel quotidiano.

Trovo quindi che questa ricorrenza sia una grande opportunità di dialogo e arricchimento in famiglia, al di là (è il caso di dirlo!) del proprio credo e delle decorazioni che si mettono in casa. Scoprire assieme le diverse tradizioni, magari preparando i piatti tipici della propria zona o pescando da quelli degli altri paesi, è un modo perfetto per vivere in maniera aperta, reale, consapevole e meno consumistica una festa che ci dovrebbe avvicinare anziché dividere.

Linda

La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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