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Vacanza rovinata e risarcimento danni: come e quando

Danno da vacanza rovinataQuando arriva l’estate e le vacanze sono alle porte oltre a godersi il meritato riposo, si pensa solo a quello che ci si aspetta dalla vacanza e ai ricordi che si custodiranno per affrontare il resto dell’anno!

Tuttavia, sempre più sovente, le vacanze possono trasformarsi in una parentesi infelice o tradire le aspettative del turista, dunque dopo i primi attimi di sgomento e passata la delusione, non c’è altro da fare che rimboccarsi le maniche e pensare al risarcimento del danno ingiustamente subìto!

Il danno da vacanza rovinata è il pregiudizio occorso al turista che deriva dalla lesione del suo interesse a godere in modo pieno di un viaggio organizzato come occasione di piacere, svago, riposo senza patire il disagio psicofisico che accompagna la mancata realizzazione (totale o parziale) del programma previsto.

Nel danno da vacanza rovinata sono risarcibili due distinte voci di danno:

  1. a) danno patrimoniale per gli esborsi economici sostenuti;
  2. b) danno esistenziale o morale (causato da delusione e stress subiti a causa del disservizio).

Il pregiudizio economico, agilmente  quantificabile, corrisponde al prezzo del viaggio acquistato in caso di mancato godimento della vacanza o in una riduzione del prezzo nel caso in cui il consumatore non abbia potuto godere pienamente della vacanza in quanto lesa da contrattempi, disservizi o altri disguidi. Il danno morale è invece di difficile quantificazione poiché è arduo fornire la prova dello stress o della delusione subiti a causa del mancato godimento della vacanza. Pertanto, in tali casi la liquidazione del danno morale avviene in maniera equitativa.

Nel 2002 per la prima volta è stata riconosciuta la risarcibilità del danno da vacanza rovinata dalla Corte di Giustizia Europea, con una sentenza che sanciva il risarcimento del danno, finalizzato a tutelare la concorrenza del mercato europeo dal momento che le diverse disposizioni sul danno patrimoniale provocavano una stortura della concorrenza tra le imprese di viaggio dei diversi paesi europei. Solo nel 2008, i giudici italiani hanno riconosciuto la lesione dell’interesse del turista a godere pienamente del viaggio, attraverso una  pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione che ha stabilito:

  1. il principio che esclude duplicazioni del risarcimento nel rispetto dell’integralità dello stesso;
  1. l’introduzione dei criteri di serietà e gravità della lesione quali condizioni per la risarcibilità del danno non patrimoniale (cioè causato da stress, turbamento psicologico, sofferenza).

Con l’introduzione del Codice del Turismo nel 2011 il legislatore ha individuato le cause che possono dar luogo al danno da vacanza rovinata, facendoli coincidere con l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni oggetto del pacchetto turistico; ha specificato che l’inadempimento non deve essere lieve e ha definito il danno da vacanza rovinata collegandolo al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta. In particolare la Convenzione di Bruxelles prevede che l’organizzatore di viaggi risponde di qualunque pregiudizio causato al viaggiatore a motivo dell’inadempimento totale o parziale dei suoi obblighi di organizzazione quali risultano dal contratto o dalla convenzione stessa, salvo che egli non provi la sua assoluta diligenza.

Invero, nel riconoscere la risarcibilità del danno patrimoniale si è partiti dall’inquadramento della vacanza tra i beni giuridici in senso stretto e come tali passibili di valutazione economica in caso di lesione. Tanto è vero che, nel momento in cui l’interesse a trascorrere un periodo di vacanza viene implicitamente inserito in un contratto, esso viene patrimonializzato e assume connotati economici.

Ma oltre al pregiudizio economico che deriva da una vacanza che ha disatteso le aspettative del viaggiatore, vi è altresì un pregiudizio psicologico inteso come mancato guadagno sul piano del benessere e della qualità della vita che avrebbe potuto apportare la vacanza, oltre ai patimenti direttamente legati all’infortunio subito che ha impedito al turista di conseguire gli obiettivi di svago e riposo. I giudici hanno stabilito che i danni esistenziali sono risarcibili se derivano dalla violazione di un diritto garantito dall’ordinamento ai sensi dell’art. 2059 del Codice Civile.

Il danno da vacanza rovinata, quindi, costituisce una specie particolare rispetto ai danni alla persona, intesi come danni alla sfera fisica del soggetto leso, ed ai danni di natura patrimoniale. Pertanto,  le occasioni di svago e di relax rientrano negli interessi non patrimoniali, risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c. che ammette il risarcimento di qualunque lesione non economica posta a tutela dei diritti costituzionalmente garantiti.

Per poter accedere alla tutela risarcitoria, è necessario dimostrare il danno patito, e trattandosi, nella fattispecie di danno di natura contrattuale, il turista deve provare e allegare il contratto di viaggio e documentare debitamente l’inosservanza da parte del tour operator del contratto per mancata coincidenza tra il contratto e il servizio reso. Il tour operator, dal canto suo, deve dar prova della mancanza di responsabilità e di aver reso in maniera esatta e puntuale il servizio prestato.

Alessandra

Categorized: Legge
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