Skip to content

C’è Tempo – Marco Pomar e le storie senza orologio – Intervista

Non puoi intervistare Marco Pomar e rimanere serio. L’autore del libro “C’è Tempo” edito da LEIMA, che decide di affrontare un tema scottante e attuale. Il tempo.

Lo sprechiamo, lo valorizziamo, lo impieghiamo, facciamo finta di averne tanto senza renderci conto che potrebbe sfuggirci. Marco lo racconta, in un modo variegato come un buon gelato, comico come una scenetta di Chaplin, tenero come…come un panino con la milza. Lo abbiamo intervistato davanti ad un caffè, dopo il panino con la milza. E possiamo dirvi una cosa. Non bevete caffè dopo un panino con la milza.

1d740e930366f5581ae8bbadf5f7f556852

Caro Marco, eccoci, prima di parlare del libro, descriviamo l’autore, cioè tu, che ti definisci in terza persona cioè egli, descrivendo te stesso, cioè tu. Ti descrivi come uno scrittore che prima dei quarant’anni nessuno conosceva, ma adesso si fa fatica ad evitare, la domanda è: bisogna restare chiusi in casa per non incontrarti? Ma se uno volesse incontrarti, tu per strada che fai? Descriviti possibilmente senza dire che vie frequenti. 

Diciamo che la diffusione di internet, blog prima e social network dopo, hanno cambiato la mia vita, il mio modo di scrivere. Prima era auto referenziale, quasi onanistico. Dopo ho scoperto che i miei racconti potevano piacere, che incontravano nuovi lettori e inaspettati, per me, elogi. Questo intendo, poi non sono per nulla un presenzialista o un salottiero. Preferisco le vie della scrittura e le stanze interiori.

 Nonostante tu sia Palermitano, tifi per la Roma, milioni di persone vorrebbero sapere perché. I romanisti in particolare, vorrebbero sapere cosa ti hanno fatto di male. 

Mi sono innamorato del gioco di Niels Liedholm quando ero piccolo. Poi arrivò Falcao e l’imprinting fu completo. Quel tipo di amori, le squadre di calcio, sono per sempre, a meno che non ti chiami Emilio Fede.

marco pomar

Adesso andiamo al libro, che essendo una cosa mobile, potremmo anche fare in modo che venga lui da noi, C’è tempo. Un titolo che si presta a molte interpretazioni e si restituisce pure. Storie varie sul tema del tempo, inteso come elemento dell’orologio, ma anche come vita che trascorre, Dal surreale all’estremamente comico. Raccontacelo.  

È per me difficile descrivere le mie opere. Anche perché la forma del racconto breve ti consente di cambiare spesso stile, di giocare con i diversi tipi di narrazioni, di prendere un pretesto, come quello del tempo, e narrare storie più o meno credibili. Spero di esserci riuscito. 

 Dall’equivoco fino al romantico, dal negozio del tempo, fino ai tempi moderni del tempo perso su Fb, insomma un manuale di sopravvivenza al tempo, o un modo per fregarlo?

Un tentativo, disperato se vuoi, di fregarlo. L’unico contenitore che alla fine vince sempre. 

Il libro tratta molte sfaccettature degli esseri umani, ma dicci la verità, la realtà è stata la tua migliore alleata. Le storie sono talmente assurde che alcune possono anche essere vere. 

Su questo mi avvarrei della facoltà di non rispondere. Sono un teorico dell’inutilità dell’origine di una storia. A volte è quasi vera, altre è un’idea, un sogno, una fantasia, un delirio. L’importante è che sia piacevole, o divertente, o emozionante. Che ti restituisca qualcosa, insomma.

La domanda che la gente ambosessi e in molte fasce di reddito, oltre che di bimbi in fasce si pongono spesso, appena alzati all’alba di un nuovo giorno. A parlare con Marco Pomar, si rischia di finire in un suo racconto? Oppure questo è un libro che parla della gente e il prossimo magari sarà sulle abitudini sessuali dello scarabeo stercorario?

Sullo scarabeo stercorario è in tutte le librerie il mio saggio divulgativo di 2000 pagine “C’è tempo anche per me?”, con prefazione del cugino di Piero Angela. Sul rischio di finire in un mio racconto, devo confermare tutto. Il mio prossimo racconto prenderà infatti spunto da questa intervista. 

Molte sono le versioni del tempo da vivere, da concedere, Ma secondo te, davvero, in una vita che concede pochi sconti, specie sugli orologi di lusso, come bisognerebbe vivere il tempo?

Altri più celebri di me hanno detto di tutto sul tempo e il suo utilizzo. Io direi banalmente di godercelo, di non rimpiangere il futuro, di aspettare il passato, di sperare nel gerundio, di contare sul participio passato. 

Marco, grazie, non vuoi prima di chiudere svelare qualcosa che induca I lettori a conoscerti meglio? E se I lettori non vogliono conoscerti meglio, vuoi svelare qualcosa alle lettrici che magari ogni giorno sono dietro alla tua porta con una copia del libro da autografare e non se ne vanno finché non le hai accontentate?

Ah, ecco cosa era tutta quella gente. Io, per sì e per no, non ho aperto a nessuno, temendo i testimoni di Geova. 

Chiudo dicendoti una cosa, stavolta non si scherza. Il tuo libro mi ha ricordato una frase che diceva mio padre. Il bravo artista è colui che riesce a farti ridere e piangere. Quello veramente bravo, riesce a farlo a distanza di poco tempo. Lui parlava di Chaplin, ma credo che chi leggerà questo libro, avrà le stesse sensazioni di un film d’altri tempi, dove si ride, ma ci si commuove, a poca distanza tra un racconto e l’altro.

Tuo padre aveva ragione da vendere. Proprio perché parlava di Chaplin, e non di Pomar. Ma grazie infinite lo stesso, il paragone mi lusinga. 

Ettore Zanca

Articoli correlati

Categorized: Libri consigliati
Tagged:
La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione