Conosco una fata. È una distinta signora di una certa età: la incontro spesso nel parco, intenta a dar da mangiare ai piccioni. La fata ha sempre con sé una borsa, enorme e colorata, che contiene tutti i bizzarri personaggi del Piccolo Popolo.

Oggi la fata mi ha permesso di frugare nella sua borsa. Frugando, frugando, mi sono imbattuta nel magico mondo dei folletti italiani.

Folletti per tutti i gusti: dispettosi, servizievoli… qualche volta molto, molto cattivi!

 

Cominciamo dal nome: la parola folletto deriverebbe da fol, che significa “soffio d’aria”… È forse questo il motivo per cui i folletti sono inafferrabili come il vento?

Comunque sia, i folletti del nostro paese (quando la gente ancora ci credeva!) abitavano nei boschi o sulle cime dei monti, che molto spesso abbandonavano per venire a “ficcare il naso” nelle faccende degli uomini. Allora i folletti si infilavano nelle case e nelle stalle, scorrazzavano su e giù per i campi coltivati e per le strade più frequentate, si nascondevano negli angoli delle piazze, e qui si scatenavano in un’infinità di dispetti.

Eh sì, perché la maggior parte dei folletti apparteneva alla categoria dei FOLLETTI DISPETTOSI e si divertiva per l’appunto a combinare burle ai danni degli uomini, al chiuso e all’aperto.

Così, ad esempio, un folletto toscano di nome BAFFARDELLO passava la notte nelle stalle ad annodare la coda e la criniera dei cavalli (e vi garantisco che i nodi erano talmente stretti e aggrovigliati, da non potersi più sciogliere!), mentre i famosi ANA SOSANA bergamaschi gettavano rametti secchi e manciate di terra nelle pentole dove bolliva la minestra o sostituivano il barattolo dello zucchero con quello del sale.

Senza contare tutti gli altri folletti che, tra le pareti domestiche, spostavano o facevano scomparire gli oggetti (era questo il passatempo preferito dei MONACIELLI napoletani), rubavano da tavola i bocconi di cibo più gustosi, sporcavano il pavimento con le impronte fuligginose di un gatto a sei zampe, spegnevano di continuo la fiamma della lanterna, provocavano una serie di rumori spaventosi o, peggio ancora, imitavano il verso di qualche animale feroce…

Naturalmente all’aperto i dispetti erano altrettanto “fastidiosi”.

Basti pensare che alcuni folletti sparpagliavano nei campi tutta la legna che i contadini avevano faticosamente ammonticchiato nelle legnaie. C’era poi il GAMBARÉTOL, un folletto della tradizione veneta, che rubava o manometteva quanti più attrezzi da lavoro poteva. E che dire del FOLETO MARIN triestino, che stracciava le vele delle barche e scatenava trombe d’aria?

Tuttavia, accanto ai FOLLETTI DISPETTOSI, c’era anche la categoria dei FOLLETTI SERVIZIEVOLI, che comprendeva una nutrita schiera di aiutanti domestici, infaticabili, ingegnosi, ma nel contempo piuttosto permalosetti (se ricevevano uno sgarbo, diventavano molto vendicativi!).

Tra questi folletti si ricordano: il BARABAO veneto, che, se trattato bene, lavorava nei campi senza mai fermarsi; i RUREL della Valle del Brenta, capaci di far  ritrovare la strada ai viandanti che si erano persi lungo i sentieri delle Dolomiti; i SERVAN piemontesi, sempre pronti, in cambio di una scodella di panna, a falciare l’erba, ad aiutare a lavare il bucato e a filare le calze… a far piovere, in caso di siccità; il BASADONE del Trentino, che, quando scoppiava una bufera, si preoccupava di tenere al riparo i bambini.

L’ultima categoria di folletti, quella dei FOLLETTI MALVAGI, fortunatamente comprendeva pochissimi personaggi, tenuto conto che gli stessi folletti in grado di provocare dei disastri, come le trombe d’aria o le valanghe, cercavano sempre di evitare delle conseguenze irrimediabili per gli uomini.

Un folletto del Veneto davvero crudele era senza dubbio il BARBARICIU CUTEL, che viaggiava per le strade, con un sacco sulle spalle da riempire con i bambini capricciosi (perlomeno quelli che riusciva ad acchiappare!).

La fine dei malcapitati bambini chiusi nel sacco di questo terribile spauracchio?

Semplice: quando aveva fame, il folletto ne affettava uno, servendosi del suo coltellaccio, e se lo pappava…crudo o cotto alla griglia!

Dunque, bambini, avete capito quali categorie comprende il curioso popolo dei folletti?

Rosalia Mariani