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Il gioco del silenzio nella pedagogia montessoriana

gioco del silenzioE ora facciamo … silenzio!

Se state leggendo questo post, molto probabilmente significa che per lo meno il pranzo di Natale si è già concluso, così come l’allegro trambusto che fa da sottofondo a questi giorni di festa.

Anche se manca ancora qualche giorno al 25, per me che scrivo, basta fare mente locale due minuti per ‘riascoltare’ il chiacchiericcio incessante, i tintinnii delle posate che urtano i piatti del servizio buono, il rumore della carta che viene strappata e gli oohh e ahhhh e hahaha di piccoli e grandi di casa che rimirano sorpresi i loro doni. E poi fuori le campane a festa, le persone che animano la piazzetta del paese solitamente deserta ma che in questo giorno trovano il tempo per scambiarsi gli auguri e fermarsi a parlare.

Via via che passano le ore, il trambusto si placa e arrivata la sera, per chi non prosegue i festeggiamenti a oltranza, arriva anche una certa dose di silenzio ristoratore. Chi ha bambini in casa, sa che il silenzio non è assoluto, anzi, forse è interrotto dal rumore gracchiante dell’ultimo gioco ricevuto in dono , ma riuscire a ritagliarsi anche con loro un momento di ‘raccoglimento’ potrebbe essere un modo sorprendentemente piacevole di concludere questa giornata di festa.

Il silenzio è potente perché in esso possiamo riconnetterci a noi stessi. Il silenzio rilassa la mente e il corpo e nel contempo ci permette di ascoltare suoni a cui difficilmente prestiamo attenzione, uno fra tutti: il battito del nostro cuore. Quanto tempo è trascorso dall’ultima volta che l’avete ascoltato? Eppure, lui, il cuore è lì che lavora incessantemente per mantenerci in vita, è l’emblema del sentimento che muove il mondo (sì, l’amore, proprio quello) e che ci fa riunire e festeggiare in questo giorno.

Il silenzio educa perché solo se ci mettiamo in ascolto siamo efficacemente ricettivi e perché per ottenerlo è necessario prendere coscienza di ogni nostra parte del corpo in modo da renderla immobile o muoverla senza produrre il minimo rumore. Conoscenza di sé, associata a forza di volontà.

Il silenzio spiazza perché ci mette a nudo: tolto il brusìo incessante in cui viviamo e a cui siamo abituati, rimane solo il rumore dei nostri pensieri che, se siete come me, cozzano spesso fra di loro in maniera confusa e ci rimettono in discussione.

Abbiamo bisogno del silenzio come di una dieta disintossicante dopo giorni e giorni di bagordi e questo vale anche per i bambini, costretti come sono a crescere nella frenesia del mondo che conosciamo bene: stanno attraversando la fase più importante della loro vita, quella della costruzione e della conoscenza di sé e si ritrovano a svolgere questo delicatissimo lavoro praticamente impossibilitati ad ascoltarsi.

Perché insomma provare l’esperienza del silenzio proprio il giorno di Natale? Beh, intanto ad una certa ora, dopo tanto festeggiare, forse l’esigenza di un po’ di pace e tranquillità sorge spontanea in tutti noi – non sono l’unica, vero? – , in secondo luogo, per una questione di equilibrio: il silenzio, con tutto quel che porta con sé, permette di contrastare la forte ‘fisicità’ (e commercialità…) della prima parte della giornata, riportandoci ad uno stato di benessere. E poi, perché non oggi? E’ sempre un buon momento per iniziare!

Infine… come fare per ottenere il silenzio con i bambini? Ovvio che imporlo o chiederlo urlando/supplicando/barattandolo con qualcos’altro non ha senso e se è la prima volta che ci provate è probabile che le cose non vadano nel modo sperato perché c’è bisogno di molta consapevolezza e autocontrollo. Queste non sono capacità fuori dalla portata dei bambini (anzi!) nonostante possa sembrare il contrario, ma è necessario allenarle con il tempo quindi non disperatevi e riprovateci, ‘lavorando’ proprio su questi fronti.

I bambini, inutile dirlo, devono incuriosirsi dal silenzio, iniziare a vederlo come una sorta di materiale da esplorare e sperimentare e chi se non Maria Montessori aveva già capito tutto questo? In realtà, occorse molto tempo anche a lei prima di convincersi che il silenzio ‘per scelta’ fosse possibile, ma alla fine i bambini le dimostrarono che lo è. Nelle case dei bambini (dai 3 ai 6 anni) si pratica il “gioco del silenzio”, ideato proprio dalla Montessori per riuscire ad insegnare il silenzio profondo, la pazienza per l’attesa, la coordinazione dei movimenti.

A casa si può creare l’abitudine di parlare piano con i bambini per un po’ di tempo tutti i giorni e,se loro alzano la voce, si può abbassare ulteriormente il ‘volume’ della propria fino a che il messaggio non viene colto. Ci sono molte risorse in commercio anche per introdurre la meditazione, che potrebbero rivelarsi molto utili in questo senso.

Tutto questo lavoro può essere un buon proposito per l’anno nuovo che sta per iniziare, ma oggi che è Natale, anche se è la prima volta, provateci lo stesso a sedervi vicini, apparecchi elettronici assolutamente spenti, occhi chiusi e orecchie ben aperte: ascoltate i suoni più lontani e quelli vicinissimi come il vostro respiro, godete del silenzio e del senso di pace che vi trasmette. Guidate i vostri figli in questa esperienza e mettetevi in loro ascolto.

Alla fine il più bel regalo di Natale credo proprio sarà il profondo senso di gratitudine e pace che ne seguirà naturalmente e la gioia di aver condiviso questo momento con loro!

Noi domandiamo una lunga vita; ma è la vita profonda, o i grandi momenti che hanno importanza. Che la misura del tempo sia spirituale, non meccanica.    R. W. Emerson

La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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