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Quali sono i criteri con cui si giudica una Nazione?

Noi viviamo in un Paese in cui è diffuso il plauso nei confronti di scelte ed azioni che dovrebbero far parte del DNA di una Nazione che è stata la culla di quella che è la cultura del mondo moderno.

Eppure le nostre aspettative sono calate sempre più con il passare degli anni, fino a farci pensare che la normalità sia diventata eccezione.

Per due anni ho ospitato in questo mio spazio virtuale, il racconto di Elena Muserra De Luca, mamma di una bimba affetta da SLA, e delle sue lotte. Una mamma leonessa, che sta lottando affinché il mondo che ospita la sua Rebecca sia accessibile a tutti coloro che hanno difficoltà oggettive.

Lo scorso anno Elena ha intrapreso una battaglia serrata con l’Istituto nel quale Rebecca aveva iniziato il proprio percorso di studio delle Superiori.

Rebecca, non poteva accedere a determinate aree dell’Istituto perché privo di accessi adatti alle persone sulla sedia a rotelle. Per me qualcosa di impensabile, in un momento storico in cui il tema dell’inclusione sociale (di ogni genere) è uno degli obiettivi primari che istituzioni e aziende private.

Impensabile se considero l’investimento emotivo sulle future generazioni, quelle a cui chiediamo di essere il cambiamento del futuro, quelle che dovrebbero riscattare i fallimenti delle generazioni che li hanno preceduti.

Differenze tra regione e regione

Non vi sono differenze regionali a livello di normativa in materia di inclusione nelle scuole. Uno studente che necessita di un montascale a Brescia o in provincia è tutelato allo stesso modo di uno studente Torinese.

A dirlo è il Dm 236/89 che al punto 4.4 stabilisce che nelle strutture destinate ad attività sociali come quelle scolastiche, sanitarie, assistenziali, culturali e sportive, devono essere rispettate quelle prescrizioni di cui ai punti 4.1, 4.2 e 4.3 atte a garantire il requisito di accessibilità.”

Sin dal 1986 con la legge 28 febbraio n.41 tutti gli enti pubblici, tra cui quindi anche i comuni, erano tenuti a redigere il Peba (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche) e inoltrarlo alla Regione. In quel Piano dovevano essere elencati tutti gli immobili di proprietà comunale, tra cui le scuole, indicando i tempi di attuazione per rendere accessibili tutte le strutture.

Lo scenario sul tema dell’accessibilità delle scuole Italiane è purtroppo pessimo.

Montascale disabili scuole

Solo l’11% ha avviato i lavori di messa a norma nell’ultimo anno ma un’eccezione riguarda le scuole elementari e medie che sono passate dal 14% di accessibilità, nell’anno scolastico 2013-2014, al 33% dell’anno scolastico 2017/2018.

Da cosa si giudica una Nazione?

Mio nonno mi ha insegnato che, come persona, sono io a giudicare me stessa. E’ quella che i credenti chiamano “coscienza” a rappresentare il proprio metro di giudizio.

Nonno Angelo, sin da piccola, mi ha spiegato come si possa giudicare una persona ed il suo operato da come si comporta con chi è più debole, con coloro che vivono in una situazione di difficoltà rispetto alla propria.

Allo stesso modo, noi cittadini dovremmo essere giudici implacabili nei confronti di quelle istituzioni che non rispettano i principi etici nei quali ci riconosciamo.

Dovremmo essere tutte Elena e non voltare lo sguardo

Dicono che il cambiamento parta da noi, che ognuno di noi può essere quel cambiamento che si aspetta dagli altri.

Elena ha deciso di non voltare lo sguardo, ha deciso che Rebecca ha il diritto di frequentare l’Istituto scolastico esattamente nelle stesse modalità dei propri compagni. Elena lotta ogni giorno affinché l’accessibilità a tutte le aree dell’Istituto sia garantita a Rebecca.

Non è solo questione di montascale

Qualche cinico potrebbe ridurre tutta la situazione di Elena e Rebecca, e più ampiamente a tutta l’Italia, ad un oggetto, come un montascale.

In realtà il montascale rappresenta in maniera figurata i valori etici che il Paese Italia deve iniziare a voler rappresentare, nei quali nessuno deve rimanere indietro.

C’è un episodio che racconto sempre con commozione, legato ad Andrea ed alla scuola nel bosco che frequenta ormai da 2 anni. Il primo anno, erano le prime settimane dall’inizio di questo percorso fantastico ed arricchente, gli chiesi di parlarmi del bosco e della nuova esperienza che stava vivendo. Mi raccontò che c’erano poche regole che era però importante che tutti i bambini seguissero ed iniziò ad elencarmene alcune:

  • I fiori del bosco non si raccolgono, stanno bene dove sono e servono agli insetti del bosco per mangiare, al bosco per vivere ed essere concimato
  • Quando le maestre chiamano dobbiamo correre da loro
  • Quando camminiamo dobbiamo voltarci e verificare se qualche bambino è rimasto indietro.
  • Il passo è dato dall’ultimo della coda non da chi sta in cima.

Ecco raccontata, in tutta la semplicità di un bambino di 5 anni, cos’è l’inclusione sociale.

Barbara

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La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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