Skip to content

Unioni civili: cosa accade quando l’amore finisce

In tema di unioni civili, sarebbe utile  chiedersi a livello patrimoniale cosa accade in caso di scioglimento dell’unione.

La recente giurisprudenza ha avuto un’apertura che molto farà discutere, ma che certamente dirimerà innumerevoli contrasti su una questione abbastanza annosa e di difficile risoluzione. A tal proposito, è venuta in soccorso l’azione di arricchimento senza giusta causa anche nell’ambito della convivenza “more uxorio”.

Infatti, grazie a tale azione il convivente che abbia versato delle somme per l’acquisto di beni funzionali alla convivenza, (beni poi restati nella titolarità dell’ex partner) potrà recuperare quanto anticipato in presenza di determinate condizioni.

Il presupposto dell’azione generale di arricchimento è  l’arricchimento di un soggetto a danno di un altro, il quale deve essere avvenuto in assenza di giusta causa, dunque non è dato invocare la mancanza o l’ingiustizia della causa qualora l’arricchimento sia conseguenza di un contratto, di impoverimento remunerato, di un atto di liberalità o dell’adempimento di un’obbligazione naturale (Cass. Civ., sez. III, sent. 22/09/2015 n. 18632).

Sarebbe invece possibile configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente “more uxorio” nei confronti dell’altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo  che esulano dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza, il cui contenuto va commisurato alle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto ,  e eccedenti  i limiti di proporzionalità e di adeguatezza  (Cass. Civ., sez. III, sent. 22/09/2015 n.18632).

E’ più utile fare degli esempi, che coincidono con tre diverse ipotesi che possono verificarsi all’interno di una convivenza, e per le quali  è  possibile ricorrere all’azione di ingiusto arricchimento:
1) acquisto di bene immobile da parte di uno dei conviventi;
2) ristrutturazione di bene immobile finanziata da uno solo dei conviventi;
3) acquisto di beni mobili sempre da parte di uno solo dei conviventi.

Per quanto concerne la prima ipotesi la Suprema Corte ha riconosciuto il diritto del convivente ad ottenere (tramite l’esperimento dell’azione di arricchimento) la restituzione delle somme versate per l’acquisto della casa intestata all’ex compagna una volta cessata la convivenza ( si veda Cass. Civ., sez. III, sent. 22/09/2015 n.18632). 

Rispetto alla seconda ipotesi, analogamente, è stato riconosciuto il diritto del convivente alla restituzione di quanto corrisposto alla sua ex compagna per la ristrutturazione dell’immobile di proprietà di quest’ultima: tali esborsi non possono infatti considerarsi come contributo alla vita comune, dal momento che si tratta opere destinate a migliorare ed incrementare il valore di un bene di proprietà e non appaiono strumentali alle concrete esigenze quotidiane della coppia (così Tribunale di Treviso n.258 del 3 febbraio 2015).

Per la terza ipotesi prospettata, si fa riferimento ad un’interessante pronuncia della Corte di Cassazione, n.25554, del 2011, sempre in materia di convivenza “more uxorio”, con cui la proponibilità, da parte del proprietario di un bene, dell’azione di arricchimento, nei confronti del terzo che ne abbia goduto senza titolo, è riconosciuta  indipendentemente dalla possibilità per il proprietario medesimo di richiederne la restituzione.

La questione prendeva le mosse a seguito della promozione di un’azione di arricchimento da parte di una donna nei confronti dell’ex convivente.
La donna, infatti, aveva infatti arredato l’appartamento intestato al compagno in previsione di un’imminente convivenza che non era però mai iniziata. Tuttavia i mobili erano rimasti per anni nel pieno possesso dell’ex compagno che ne aveva goduto: la compagna richiedeva quindi la restituzione delle somme versate per l’acquisto dei beni. Il resistente, contestava la proponibilità dell’azione di arricchimento, in virtù del fatto che la donna avrebbe potuto agire per ottenere la semplice restituzione delle componenti d’arredo.

La Suprema Corte di Cassazione in prima battuta sottolineava la circostanza che i mobili fossero sempre rimasti nella proprietà della donna e che l’uomo si fosse limitato ad usufruirne per un certo arco temporale, per tali motivi la donna, non poteva ottenere per intero la restituzione delle somme pagate per l’acquisto dei beni. Tutt’al più avrebbe avuto diritto ad un indennizzo del pregiudizio subito, pari al corrispettivo per il godimento da parte dell’ex compagno.

Riconoscendo poi la legittimità dell’esperimento dell’azione di arricchimento poiché un’eventuale azione volta alla restituzione dei beni era da considerarsi quale azione sussidiaria:  non riuscendo a prevenire né eliminare il danno verificatosi prima che fosse azionata.

Avv. Alessandra Inchingolo

Categorized: Legge
La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione