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Diritto alla famiglia e unioni civili: approvata la legge Cirinnà per le coppie di fatto

A seguito di un lungo e difficile iter parlamentare, anche l’Italia ha una legge che consente a due cittadini dello stesso sesso di godere di diritti prima riservati esclusivamente alle coppie eterosessuali.

Nonostante l’attenzione mediatica si sia rivolta alle sole coppie omosessuali, questa legge si spinge a disciplinare le coppie di fatto.

Infatti,  il testo appena approvato introduce, regolamenta e tipizza i contratti di convivenza, anche se questi erano già pacificamente ammessi nel nostro ordinamento.
Le unioni civili diventeranno effettive dal giorno successivo alla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale; «dal punto di vista effettivo) sarà possibile celebrare le unioni civili solo successivamente all’emanazione dei decreti attuativi di cui al comma 34, relativi alla tenuta dei registri dello Stato civile, giacché la legge esclude l’applicazione al nuovo istituto degli artt. da 449 a 455 c.c.».

Si definiscono pertanto unioni civili quelle forme di convivenza, riconosciute dall’ordinamento giuridico, fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici non vincolate dal matrimonio o impossibilitate a contrarlo.

L’unione civile è un atto che implica il riconoscimento da parte dell’ordinamento giuridico delle coppie di fatto e ha il fine di stabilirne i diritti e i doveri.

Vi sono varie tipologie di unione civile: in particolare, può riguardare sia le coppie di sesso diverso (eterosessuali) sia le coppie dello stesso sesso (omosessuali) ed è disciplinata, ad oggi, da molteplici provvedimenti legislativi.

Evoluzione normativa

Al fine di dare riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, sono state presentate nel corso degli anni numerose proposte di legge la prima delle quali risale al 1986 aad opera dell’Interparlamentare donne Comuniste e ad Arcigay (Associazione per i diritti degli omosessuali), si intraprese la discussione in Parlamento relativa alle unioni civili e vennero proposti i primi disegni di legge.
È seguita nel 1986 una proposta di legge per il riconoscimento della convivenza tra persone (non contemplando gli omosessuali).
Nel 2000 in Italia si inizia a parlare di PACS (sul modello francese del Patto civile di solidarietà): un disegno di legge del 2007 avrebbe formalizzato il riconoscimento delle unioni civili sotto il nome di DICO ma,  la caduta del governo dell’epoca,  pose una battuta d’arresto al percorso.

Dunque, con la legge sulle unioni civili approvata l’11 Maggio l’Italia diventa il ventisettesimo Paese europeo a riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso.

La Cirinnà introduce per le persone omosessuali unite civilmente l’obbligo reciproco di assistenza morale e materiale e quello di contribuire ai bisogni comuni, garantisce di fatto la reversibilità della pensione ed equipara il partner dello stesso sesso al coniuge per il diritto di eredità.

Tuttavia, le unioni civili gay, non prevedono l’obbligo di fedeltà e non permettono l’adozione co-genitoriale, la cosiddetta stepchild adoption. I partner, inoltre, potranno scegliere il cognome da portare: se tenere il proprio, assumere quello dell’altro o unire i due.

Si semplificano altresì le procedure per sciogliere l’unione rispetto a quelle per il matrimonio. Dalla legge manca però un nome per i contraenti: non sono né coniugi, né mariti o mogli. La Cirinnà regola poi anche diritti e doveri dei «conviventi di fatto» etero o omosessuali uniti «stabilmente da legami affettivi di coppia». A loro vengono riconosciuti uguali diritti di assistenza del coniuge nel caso di carcerazione e ricovero. E il subentro nell’affitto o il diritto a rimanere fino a 5 anni nella caso di proprietà del partner in caso del suo decesso. Più la possibilità di chiedere gli alimenti in caso di separazione.

Alessandra Inchingolo

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