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Bambini obbedienti (troppo e non) e metodo Montessori

bambini ubbidienti

“Dai, ubbidisci!”, “Ma il tuo ubbidisce?Il mio no, è davvero disobbediente …”. Sono frasi che sono spesso sulla bocca di chi ha a che fare con dei bambini e l’ubbidienza diventa il metro di misura della loro ‘bravura’ (e/o dei suoi genitori). Ma l’ubbidienza così come la intendiamo ha realmente senso?  

Partiamo dal significato del verbo ubbidire che ci dà il dizionario:

  1. Fare ciò che viene ordinato o richiesto sottomettendosi all’altrui volontà: u. prontamente, per forza, malvolentieri; u. ai superiori, ai genitori; u. a un ordine, a un comando.
  2. Agire in modo conforme alle norme stabilite. “u. alle leggi”
  3.  estens. Essere ubbidiente e disciplinato.

 Si parla di sottomissione e conformismo, di costrizione e reazioni spiacevoli. L’ubbidienza, insomma, non sembra una cosa tanto edificante, soprattutto se si considera che in genere si tratta dei forti (gli adulti) che  la impongono ai più deboli (i bambini). Eppure nell’immaginario comune, educazione e ubbidienza vanno a braccetto, nonostante il fine ultimo (a parole almeno) sia quello di insegnare valori come il rispetto e l’uguaglianza.

Come si può pretendere però di insegnare il rispetto se basiamo le nostre azioni educative su un concetto –quello dell’ubbidienza – che come abbiamo visto così rispettoso non è?

Non sto inneggiando all’anarchia: le regole, essenziali ed intelligenti, sono necessarie ed è giusto che i bambini imparino ad osservarle, se l’obiettivo è quello di una società veramente civile.

C’è però obbedienza e obbedienza e qui sta la grandiosa rivelazione di Maria Montessori: una viene imposta dall’esterno ed è quindi coercitiva, mentre l’altra nasce da ‘dentro’ ed è una conseguenza della libera scelta. Immagino sia superfluo indicare quale sia la forma più desiderabile fra le due.

C’è un abisso fra il sentirsi obbligati a fare qualcosa per far piacere a qualcuno e fare la stessa identica cosa perché decidiamo in cuor nostro che proprio quella sia la cosa più giusta da fare per noi stessi. Persino gli effetti a lungo termine saranno diversi: difficilmente si porta avanti qualcosa che non abbiamo scelto e viceversa, o se lo si porta avanti, probabilmente i risultati saranno mediocri anziché brillanti.

L’autorità (cosa ben diversa dall’autorevolezza) non lascia spazio all’espressione personale, ricca e promettente, ma produce il sopra citato ‘conformismo’. Un bambino ‘bravo’, che si adegua sempre a quanto richiesto sarà sicuramente più semplice da gestire per noi adulti indaffarati, in casa e in classe, ma se questa ‘bravura’ in realtà nasconde sfinimento, rassegnazione e abbandono al potere più forte allora abbiamo davanti un bambino che ha perso il suo slancio vitale e che ha accantonato la sua personalità, sostituita da quella dell’adulto.

Ci sono bambini che hanno personalità più forti che difficilmente ‘cedono’ all’autorità; altri invece ne sono facilmente ‘sopraffatti’. E’ necessario quindi prestare la massima attenzione e osservare, osservare e ancora osservare il bambino che ci sta davanti e ancora di più il modo in cui noi adulti ci poniamo nei suoi confronti.

Cambiare prospettiva e passare dal ruolo di adulto autoritario a quello di adulto autorevole potrebbe richiedere un po’ di esercizio: fermarsi e auto analizzare la propria richiesta prima di formularla è un ottimo inizio. Cosa stiamo chiedendo? Il rispetto di una regola basilare di convivenza con gli altri nell’ambiente o si tratta in realtà di una cosa di poco conto su cui ci stiamo impuntando? Stiamo lasciando al bambino un margine di scelta/di libertà di espressione? (provate ad esempio a fornirgli una seconda opzione anziché imporre la vostra e basta, sia che si tratti della maglietta da indossare al mattino che di decisioni più importanti) Lo stiamo ascoltando/capiamo i suoi reali bisogni? Gli stiamo negando una qualche attività di cui lui/lei in realtà necessita in quel momento per assolvere al compito più importante della costruzione di sé stesso/stessa?

Nelle strutture a metodo Montessori, a normalizzazione avvenuta, la classe sembra completamente “domata”: il silenzio e la concentrazione che si osservano potrebbero far pensare che dietro vi sia un’eccessiva autorità. In realtà, come ben sappiamo noi adulti, l’autorità porta nella migliore delle ipotesi ad uno stato di calma apparente e temporanea. Possiamo gridare e sbraitare per ore, ma la reazione difficilmente si farà attendere troppo.  Il silenzio e la serena concentrazione delle classi montessoriane derivano invece dal lavoro, dall’amore per esso e dalla scelta libera e consapevole delle attività da parte di ciascun bambino.

Non posso infine che invitarvi ad una riflessione con le parole di Maria Montessori:

“…Di qui già risulta la grande difficoltà di disciplinare veramente l’uomo. Non è con la parola, che si ottiene: né l’uomo si disciplina ‘udendo un altro parlare’: ma il fenomeno richiede come preparazione una serie di atti complessi quale, per esempio, la intera applicazione di un metodo educativo.  La disciplina si raggiunge dunque per una via indiretta, sviluppando l’attività nel lavoro spontaneo.

Ciascuno deve trovare la possibilità di ‘raccogliere’ in sé stesso e nell’attività calma e silenziosa che non ha uno scopo esteriore come fine ma ha lo scopo di mantenere accesa quella fiamma interiore alla quale si riattacca la nostra vita.

Il lavoro non può essere arbitrariamente offerto: qui sta appunto ‘il metodo’: deve essere quel lavoro cui l’uomo intimamente aspira, …”

(La scoperta del bambino – M. Montessori)

Alla prossima, Linda

La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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