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Generazione Liga – il libro di Ligabue visto dal pubblico

Generazione Liga è un libro di prospettiva. Nel senso che sono le persone, i cuori, le anime, a descrivere un cantante. Luciano Ligabue. Uno che sembra il vicino di casa che esce a buttare la spazzatura, con le idee da mettere in ordine.

Uno che incontri la sera al bar, magari sai che tiene gli occhi bassi, perchè tu stai raccontando un dolore grosso, lui sta già pensando come renderti omaggio con una canzone.
Ecco, questo libro racconta il Liga visto fuori dal Liga, a scriverlo è stata Emanuela Papini. 

emanuela

Allora Emanuela, tutto parte da una lettera. Un cammino è sempre di un primo passo, la prima lettera è tua, la scrivi a Luciano e ti racconti, giusto?

Sì. Sapevo che Luciano sarebbe venuto a suonare al Teatro Regio, dove io lavoro, e sentivo che era arrivato il momento di fargli sapere quanto era (ed è) importante la sua musica nella mia vita. 
Ho pensato quindi di scrivergli una lettera, nella speranza di riuscire a fargliela avere mentre era qui, in Teatro.

In questa lettera racconti di Campovolo, il primo del Liga e di Genny che non potrà ascoltarlo.

Il primo Campovolo, quello del 2005, è stato un evento per me, nel bene e nel male.
Ero felice.
Al casello di Reggio ricevo una telefonata: “Manu, ciao, so che sei in macchina ma stamattina Genny è morta”.
Mi sono chiesta, per tutto il giorno, che cosa fare. Ho scelto di provare a restare e ho scelto bene. Perché sì, “la musica fa sempre il proprio dovere”.

Il libro nasce come una restituzione, per ringraziarlo di quello che ha fatto per voi. Il tuo progetto parte così.

Sì, proprio da quell’episodio nasce il mio desiderio non solo di ringraziarlo, ma anche di restituirgli, per quanto possibile, qualcosa di tutto quello che da lui ho ricevuto.
Immaginavo e sapevo che di storie come la mia ce n’erano tante e ho pensato che mi sarebbe piaciuto raccoglierle e farne un libro.
Come scrivo in Generazione Liga: “Questa gara a volersi dare qualcosa di più che, fortunatamente, a nessuno va di perdere”.

liga

Poi scrivi del tuo progetto a Luciano, che ti fa richiamare. E ti dice che l’idea gli piace.

Nella lettera che gli scrivo, gli racconto di Genny e gli scrivo del mio desiderio di raccogliere un po’ di storie e di farne un libro.
Sono stata sicuramente aiutata dal fatto che lavoro in Teatro, gli ho chiesto di autografarmi il casco della moto, gli ho lasciato la lettera (che è pubblicata su Generazione Liga). Tornata in teatro mi stava cercando Luca Guerra, l’assistente personale di Ligabue, che mi dice: “Vieni, dai, Luciano ti vuole parlare”.
Mi dice che l’idea gli piace molto e che se sono proprio sicura di volerlo fare proveremo a realizzare questo progetto. 

A quel punto passi da Ligachannel, invitando le persone a raccontarsi nella prospettiva Liga.

Come ho scritto nella lettera, avevo bisogno di aiuto per poter raccogliere le storie, quindi nell’ottobre del 2012 pubblichiamo sul barMario, il Fan Club ufficiale, e su Ligachannel un testo in cui invitiamo a scrivere un racconto o una lettera a Ligabue.
Arrivano circa tremila mail, tutte a testimoniare quel rapporto speciale,
Un po’ alla volta ho iniziato a selezionare le storie e sceglierle. C’erano moltissime storie che valeva la pena raccontare.

Sembra strano, ma il tuo viaggio è iniziato dalla prima lettera dell’alfabeto, inizi a conoscere i protagonisti delle storie. Alice.

In effetti non avevo mai riflettuto su questa coincidenza.
Ricordo bene come mi sentivo in quei giorni. Ero emozionata, ero felice di incontrare quelle persone con cui avevo già condiviso molto senza neanche averle mai viste. Ho cercato di farlo in punta di piedi.

C’è anche uno scritto inedito di Luciano, non solo un’introduzione al progetto, ma una sorta di ringraziamento.

Il pezzo di Ligabue, che apre il libro, si intitola “spudorati”, proprio perché, come dicevo prima, non abbiamo avuto nessun pudore nel raccontarci.
In questo pezzo Luciano dice che la parola chiave di questo libro è “abbandono”, non nel senso di lasciare, ma in quello di lasciarsi andare.

Emanuela, leggendo il libro, è come se al posto del pubblico illuminato tutto insieme, ci fossero le persone, con un occhio di bue sopra. Alla fine sembra che voi e Luciano siate solo messi in punti diversi, ma ognuno fa il suo.

Mi piace moltissimo questa immagine che mi hai regalato. Effettivamente è così, siamo (mi ci metto anche io) persone che per un momento sono state illuminate da un occhio di bue ma che continuano a essere lì in mezzo.

Bellissima la tua definizione, che confermo, quella che Luciano fa di te. Sei apparentemente timida, poi la timidezza la prendi a calcioni. La confermo in pieno, unitamente a una comune passione canora per il Liga e calcistica per il Toro.

Diciamo che mi sforzo, nel prenderla a calcioni. Se reputo che ne valga la pena cerco di superare le mie paure. Poi lui la fa facile, mi guardava e mi diceva: “mi piace la tua idea, ci pensavo anche io da un po”.
Lui mangiava beato un mandarino.
Io nella notte sono svenuta in bagno, sbattendo la testa sull’ormai noto “mubilet dal cess” (non credo serva la traduzione dal piemontese…).

Ettore Zanca

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