Forse il mio destino è sempre stato diventare Consulente di Immagine e Personal Shopper,  solo c’è voluta metà della mia vita per esserne consapevole.

La professione di Consulente di Immagine non è così recente come percepito nell’immaginario collettivo.

Già nei primi anni del ‘900 esisteva questa figura, a Hollywood, quando nascevano le prime dive e con esse l’esigenza di curare la loro immagine.

Greta Garbo, Rita Hayworth, Marilyn Monroe e tante altre attrici sono frutto di un immagine ‘costruita a tavolino’ con interventi anche invasivi sulla loro figura. Alla povera Rita ad esempio hanno letteralmente strappato una riga di capelli per alzarle la fronte.  Marlene Dietrich hanno tolgono due molari per creare un effetto più scavato del volto – come vedete nella foto – con l’obiettivo di sfilare il viso.

Oggi fortunatamente la Consulenza non mira a stravolgere i connotati, ma piuttosto a valorizzare ciò che si è, in modo naturale, e cercando di esprimere al meglio il proprio potenziale.

I difetti non si nascondono, anzi diventano un elemento di distinzione. Se si ha la fronte bassa, come la Hayworth,  bastano quindi semplici ‘trucchi’ per creare un effetto ottico che allunga il viso. Si interviene su sopracciglia, su taglio di capelli (senza strapparli :)), su make up.

L’immagine perfetta della donna – come c’è stata proposta nella prima metà del secolo scorso – decade intorno agli anni 70. Dopo attrici come Ava Gardner, Liz Taylor, Grace Kelly, vengono parimenti apprezzate donne che perfette non sono, ma riescono lo stesso a bucare lo schermo. Pensate a Barbra Streisand ad esempio.

E sempre degli anni settanta si afferma la figura del Consulente di Immagine come lo conosciamo oggi – quindi come professionista al servizio di un pubblico eterogeneo e non solo prerogativa dello star system – e accade con la pubblicazione del libro ‘Dress  for for Success’  di John John T. Molloy nel 1975.

Da allora, complici la moda, l’affermarsi del prêt-à-porter, la televisione, un senso estetico più diffuso e soprattutto alla portata di tutti, anche economicamente, ecco che i Consulenti di Immagine sono proliferati al punto che attualmente chi intende di affidare la propria immagine a uno di questi professionisti si trova di fronte a un bouquet molto ampio. L’offerta è così ricca che il problema è chi scegliere.

In Italia un contributo notevole per la notorietà di questa figura è stato dato da Carla Gozzi e Enzo Miccio, protagonisti della trasmissione ‘Ma come ti vesti?’. Come sempre il potere della televisione ha reso ‘popolare’ questo mestiere e lo ha talmente canonizzato che oggi se si chiede a una persona comune ‘Chi è il Consulente di Immagine più famoso in Italia?’ la risposta è praticamente scontata.

In realtà sono molti i professionisti che operano in questo settore, certamente meno famosi perché non sono facce da piccolo schermo, ma altrettanto qualificati.

Quali sono i parametri per valutare il livello di professionalità di un Consulente di Immagine?

Certamente non quanto sono presenti in TV o sui giornali.

Li riassumo in 4 punti: formazione, esperienza, predisposizione, comunicazione

  1. LA FORMAZIONE

Oggi con i social network è possibile conoscere più dettagliatamente il profilo professionale e il curriculum di una persona.

Questo consente di poter valutare il percorso formativo, le esperienze professionali, le collaborazioni e anche il network di collegamenti, fondamentale per comprendere come questa persona è posizionata all’interno del proprio contesto lavorativo; quanto è nota, autorevole.

In Italia non esistono al momento Istituti riconosciuti a livello governativo o ordini professionali, la formazione è affidata per lo più a privati, Accademie o Liberi professionisti, che propongono corsi triennali o brevi (seminari, workshop) che introducono alla Professione.

Chi decide di fare della Consulenza di Immagine il proprio percorso lavorativo spesso va ad approfondire all’estero. A Londra ad esempio c’è il London Image Institute. Anch’esso privato, ma riconosciuto internazionalmente per l’autorevolezza della qualità formativa. In Francia invece c’è L’Ecole Supérieure de Relooking, scuola riconosciuta al pari di un’istituto professionale quindi in grado di rilasciare un vero e proprio diploma.

La formazione è senz’altro un investimento, ma vale la pena farlo se si vuole avere una buona base di nozioni ed essere competitivi. Non si può affermare di essere Consulente di Immagine avendo frequentato solo un corso di 8 ore (come ahimè vedo spesso fare).  Va bene avere una innata inclinazione per questo mestiere, ma come sempre va affiancata la conoscenza della materia.

  1. L’ESPERIENZA

Spesso quando si legge degli annunci di richiesta di lavoro troviamo scritto ‘Laurea in XY o titolo ed esperienza equipollenti’.

Ecco, questo è un punto importante. Se non si ha avuto la possibilità di frequentare un corso strutturato che formasse alla professione di Consulente di Immagine, non è escluso che ci si possa arrivare per altre vie.

Mi spiego perché non vorrei sembrare incoerente con quanto detto prima.

Ovvio che se fino a ieri avete fatto la Commercialista, per quanto il vostro senso estetico sia spiccato e abbiate passato pomeriggi interi a fare shopping con le amiche, è naturale che dovrete acquisire alcune competenze.

Diverso è se avete alle spalle anni di lavoro come Fashion Stylist oppure come Fashion Designer.

La stessa Carla Gozzi non nasce come Consulente, lo è diventata come conseguenza della sua partecipazione alla trasmissione; prima lavorava come assistente di famosi stilisti, tra i quali  Christian LacroixCalvin KleinMila SchönYohji Yamamoto ed Ermanno Scervino..

Si può diventare Consulenti di Immagini anche se avete un trascorso professionale in ambiti attigui perché molto probabilmente alcune nozioni che fanno parte del vostro bagaglio di conoscenza possono essere parte del nuovo percorso professionale.

Altro esempio, se siete architetto avrete sicuramente una sensibilità cromatica e una conoscenza dei colori molto approfondita. Questo può essere molto utile se nel bel mezzo del cammin della vostra vita decidete di dare una virata. L’importante è affiancare della formazione che va a completare il curriculum della perfetta Consulente di Immagine.

  1. LA PREDISPOSIZIONE

C’è chi nasce per fare il cuoco, chi il medico, chi il Consulente di Immagine. Come in tutti i mestieri se non c’è una naturale inclinazione e passione non si va molto lontano. La passione poi si coltiva e la si fa diventare lavoro. E solo così si ha la quasi certezza di avere successo (ci metto il quasi perché l’imprevisto dietro l’angolo può sempre capitare…).

Se fin da piccole amavate vestire le bambole, fare shopping, leggere riviste di moda ed eravate attratte dalla bellezza intorno a voi, forse era proprio per fare questo lavoro che siete nate!

E’ qualcosa che sentivate forte dentro di voi, un talento che da adulte avete scelto di esprimere dando forma alle vostre doti innate. Perché va da sé che se non avete un certo senso estetico, dell’armonia delle proporzioni, una buona dose di empatia diventa difficile avere a che fare con il pubblico.

E nella professione di Consulente queste qualità pesano tanto quanto la competenza perché si ha a che fare con individui che si mettono a ‘nudo’ davanti a voi e vi confessano loro esigenze molto personali e intime. Il tema dell’immagine è molto delicato e va trattato con i guanti bianchi. Ci sono persone che vanno in crisi perché non si piacciono e magari stanno decidendo di affidarsi proprio a voi per affrontare la loro rinascita. Non è cosa da poco, è una grandissima responsabilità!

Bisogna esserne consapevoli.

  1. LA COMUNICAZIONE

Tu sei ciò che noi vediamo. E cosa vediamo?

La tua immagine, per l’appunto.

Per un Consulente di Immagine il miglior biglietto da visita è la propria persona.

Solo se si è credibili la gente si fida e si affida.

In questo contesto quando parlo di immagine non mi riferisco solo alla parte esteriore ma all’insieme di elementi che vanno a creare la reputation di un individuo.

Certamente se sul web vedo delle immagini di una Consulente vestita male, con abbinamenti di colori a dir poco azzardati e con un gusto discutibile sulla scelta dei modelli di abiti, mai deciderò di consultarla…

Questa è la base… e credetemi non è così scontata.

A ciò deve aggiungersi tutta la parte di comunicazione, ovvero come mi pongo sui miei profili social, come mi presento attraverso la vetrina del sito internet, come mi pongo in contesti pubblici nei quali sono invitata, come mi muovo nello spazio, come gesticolo, la mia proprietà linguistica, la mia educazione e bon ton. Tutto parla di me e tutto è un veicolo per arrivare a te!

Fondamentale in questo è identificare una propria identità. Come dicevo prima, oggi, in Italia, stanno proponendosi sul mercato moltissime Consulenti di Immagine e spesso le più note non sono quelle che hanno titoli altisonanti, ma quelle che hanno saputo lavorare bene al loro Personal Branding.

Hanno cioè colto la loro unicità e ne hanno fatto la loro carta vincente e su questa unicità hanno declinato tutta la loro comunicazione, verbale e non verbale, verso un preciso target di pubblico.

Chapeau a queste professioniste, che personalmente, pur essendo delle competitor, seguo e stimo perché riconosco che sanno fare bene il loro lavoro.

Peraltro, nemmeno a dirlo, sono anche persone che hanno anche una solida base formativa e un background professionale di tutto rispetto.

Non capisco invece le colleghe che usano come loro biglietto da visita un selfie con Carla Gozzi e poi scopri hanno alle spalle meno di 10 ore di formazione.

Non è lei a dare autorevolezza e credibilità. Questi due valori devono essere conquistati sul campo e non possono essere traslati dal personaggio pubblico che  – nel caso specifico – è una signora altamente competente e con uno spessore invidiabile.

Giovanna Vitacca