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L’avviso bonario: cos’è e come contestarlo

L’avviso bonario è quella comunicazione con cui l’ Agenzia delle entrate comunica al contribuente che a seguito dell’ accertamento eseguito sulla sua dichiarazione dei redditi, emergono determinate imposte e tributi non pagati.

Di tale comunicazione, il destinatario interessato può richiedere l’annullamento o la rettifica, qualora ritenga infondata la richiesta, come ad esempio errori che possono configurarsi nell’indicazione dell’anno d’imposta o del codice del tributo, determinando dunque una richiesta di imposte regolarmente versate.

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A tal proposito, il contribuente entro trenta giorni dalla notifica potrà recarsi presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, e produrre la documentazione (ad esempio, le ricevute di pagamento) attestante la correttezza della propria dichiarazione.

In caso di imposte effettivamente dovute, potrà regolarizzare la propria posizione pagando quanto richiestogli. Con la sentenza n.7344 del 2012 la Corte di Cassazione ha sancito che anche le comunicazioni di irregolarità (ex art.36-bis del D.P.R. n.600 del 1973 o ex art.54-bis del D.P.R. n.633 del 1972) sono atti impugnabili.

A far data dal 2007 il diritto vigente ha riconosciuto al contribuente il diritto di rivolgersi al giudice tributario ogni qual volta l’ amministrazione finanziaria gli comunichi una pretesa definitiva. E tale è di certo l’ avviso bonario che configura una pretesa tributaria compiuta e quindi definitiva.

L’avviso bonario va notificato al contribuente prima che venga iscritta a ruolo l’imposta, laddove la dichiarazione dei redditi contenga delle irregolarità. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11429 del 6 luglio 2012, ha fatto chiarezza sulla notifica degli avvisi bonari, affermando che «l’emissione della cartella di pagamento con le modalità previste dagli arti. 36-bis, collima 3, del D.P.R. n. 600 del 1973 (in materia di tributi diretti) e 54-bis. comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972 (in materia di IVA) non è condizionata 5 dalla preventiva comunicazione dell’esito del controllo al contribuente, salvo che il controllo medesimo non riveli l’esistenza di errori essendovi, solo in tale ipotesi di irregolarità riscontrata nella dichiarazione, l’obbligo di comunicazione per la liquidazione d’imposta, contributi, premi e rimborsi».

A tal proposito, la Suprema Corte, attraverso l’ordinanza n. 14848 del 5 settembre 2012, accogliendo il ricorso di un contribuente che contestava un avviso di riscossione privo dell’intestazione, ha stabilito che è annullabile l’avviso bonario notificato al contribuente senza l’intestazione che qualifica la tipologia dell’atto, andando di fatto a superare il principio in base al quale nel processo tributario sono qualificabili come avvisi di accertamento o di liquidazione, impugnabili ai sensi dell’art. 19 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, tutti quegli atti con cui l’Amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorché tale comunicazione non si concluda con una formale intimazione di pagamento, sorretta dalla prospettazione in termini brevi dell’attività esecutiva, bensí con un invito bonario a versare quanto dovuto, non assumendo alcun rilievo la mancanza della formale dizione “avviso di liquidazione” o “avviso di pagamento” o la mancata indicazione del termine o delle forme da osservare per l’impugnazione o della commissione tributaria competente, le quali possono dar luogo soltanto ad un vizio dell’atto o renderlo inidoneo a far decorrere il predetto termine, o anche giustificare la rimessione in termini del contribuente per errore scusabile.

In conclusione,  l’avviso bonario è tra gli atti autonomamente impugnabili anche in assenza di una esplicita previsione legislativa.  Questo a beneficio di una maggiore tutela del contribuente che vede così garantiti i suoi diritti anche in una fase prodromica dell’accertamento fiscale.

Alessandra Inchingolo

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