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“Il resto è ossigeno” di Valentina Stella

Devo ammetterlo: ho una predilezione particolare per le scrittrici torinesi. Sarà forse perché mi piace ritrovare la mia città nelle pagine dei romanzi, o forse perché spesso parlano un linguaggio – di riferimenti, di situazioni – che è anche il mio.

Partendo da questo presupposto, appena è uscito il primo romanzo di Valentina Stella – sabauda come i gianduiotti – non ho potuto fare a meno di leggerlo.

Incontriamo subito Arturo: sposato, quasi cinquantenne, un trascorso da gestore di locali, con l’inevitabile contorno di orari sballati, droghe occasionali, una coorte di belle fanciulle tutte intorno. Ma la vita di Arturo non è più quella: ha trovato Sara, ha messo al mondo una figlia molto amata, ha trovato un buon lavoro con orari (e stipendio) più che accettabili.

E quindi, perché lo troviamo a camminare senza meta per le vie della città, svolta imprevista di una pausa pranzo qualunque, dopo aver lasciato moglie e figlia a casa, avendo chiesto – esplicitamente – di non essere cercato?

Se Arturo è un uomo in fuga, Sara è una donna che ha reagito a questo colpo inatteso con un’apparente immobilità emotiva. Senza distogliersi dalle sue responsabilità, continua a portare avanti la vita e la casa come un bravo soldatino, quasi senza chiedersi se quello che prova è dolore, o che altro nome può avere ciò che sente. Con pazienza e decisione, ma anche con una buona dose di stupore, Sara rispetta la volontà di fuga di Arturo e inizia a ripercorrere la loro storia, ma non solo: cerca di osservare anche la sé stessa che ha vissuto quell’amore e quegli undici anni di relazione, cercando di riconoscersi in quei ricordi e in quelle fotografie.

Ed è inevitabile un viaggio nella memoria, a quei vent’anni che sembrano ancora così vicini, con i loro sogni, con le notti lunghe, gli incontri e la musica. Non c’è solo nostalgia, nell’interrogarsi di Sara.

C’è una riflessione profonda su quello che diventiamo quando smettiamo di fare attenzione, quando percorriamo strade battute senza chiederci se – davvero – fanno per noi.

Con un bell’alternarsi di flash-back e tempo presente, impariamo a conoscere Sara e Arturo e li ascoltiamo riflettere, ricostruire, delinearsi nella realtà attuale, scoprendo insieme a loro la risposta che cercano: ha ancora senso stare insieme?

Un romanzo che ha una forte voce femminile – non mancano anche riflessioni sulla maternità e sul proprio ruolo sociale – ma che sa rendere molto bene anche la controparte maschile, attraverso una narrazione sempre scorrevole.

Un libro che tratta di relazioni, di aspirazioni personali, e di fedeltà a sé stessi prima ancora che all’altro. Ricordandoci, con onestà, che è difficile stare insieme e costruire se prima non si rimettono a posto i pezzi più intimi e personali della nostra vita come singoli.

Se volete un assaggio della scrittura di Valentina non posso che consigliarvi il suo blog, BellezzaRara.it : anche se, come sempre, quando si scrive per raccontare una storia che non è la propria, ma che abbiamo immaginato e scontato, emergono mille altre sfumature e potenzialità che sarebbe un peccato perdersi. A Valentina il “salto” da blogger a scrittrice è riuscito: non vi resta che leggerla e constatarlo direttamente!

EquiLibrista B.

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